Luca Jurman

Intervista a Luca Jurman

LUCA JURMAN: TALENTI SI NASCE, MA SENZA DISCIPLINA NON SI ARRIVA LONTANO”

Il famoso “Maestro” è il primo artista italiano ad aver pubblicato un live con il famoso brand del “Blue Note”. Un doppio Cd che testimonia il grande successo dei suoi concerti.

E’ sempre difficile dare una definizione netta e precisa di un professionista che può vantare un curriculum con pochi eguali. Un personaggio amatissimo nonostante quei suoi metodi forti e severi che, in un primo momento, non destano il massimo della simpatia ma poi ritrovano pieno riscontro nei fatti. Luca Jurman è uno dei maggiori esperti e conoscitori della musica. Il suo nome è sinonimo di completezza. Cantante, solista, vocalist, musicista, arrangiatore, produttore ed insegnate di canto. Come vocalist ha lavorato in più di 320 album, è stato direttore musicale per il tour mondiale di Laura Pausini, ha curato la direzione vocale di prestigiosi musical. La televisione gli ha dato lo spessore della popolarità, ma lui non ha solo incassato. Negli anni vissuti ad “Amici“, i suoi insegnamenti hanno fatto emergere i talenti di Marco Carta, Alessandra Amoroso, Valerio Scanu, Silvia Olari e tanti altri. Ragazzi che oggi spadroneggiano in classifica e portano a casa tanti importanti risultati. Ha iniziato a suonare il pianoforte a quattro anni, a tredici faceva già il suo debutto sul palco. Per non farsi mancare niente ha ben pensato di rivoluzionare i metodi di insegnamento di canto, facendo nascere la “Vocal Classes“, un metodo innovativo che unisce un preciso ed approfondito studio delle tecniche di canto a quello dell’espressione e interpretazione artistica. Un metodo di conclamata attendibilità e precisione.
Luca Jurman è un punto di riferimento nel campo musicale, il Maestro per eccellenza, ma allo stesso tempo non abbandona mai i panni dell”artista sempre pronto a nuove scommesse e progetti. L’ultima, in ordine di tempo, si chiama “Live in Blue Note” ed è la sintesi (racchiusa in un doppio CD) dei concerti tenuti a settembre nel tempio del jazz milanese. Un album dal vivo per ricordare le esibizioni premiate puntualmente con i “sold out” e per conquistarsi un piccolo posto nella storia quale primo artista italiano che ha pubblicato un lavoro legato al brand mondiale del “Blue Note”. Questo lavoro discografico può considerarsi il primo dei nuovi impegni che Luca ha portato a termine dopo l’avventura televisiva nell’Accademia di Maria De Filippi. Un lavoro di straordinaria intensità musicale dove rivive la storia della black music. Ci sono omaggi a Stevie Wonder e Ray Charles, passando per Micheal Jackson. Leggende della musica rilette dagli arrangiamenti di Jurman e la sua Orchestra.
Senza mezzi termini – ci confessa Luca nell’intervista gentilmente concessaci – questo album rappresenta un punto molto importante della mia carriera. Innanzitutto descrive il coronamento di un sogno. Registrare un live all’interno del “Blue Note” è una scommessa molto forte dal punto di vista artistico. Ci si rimette in gioco con tutta la propria professionalità. Un autentico colpo al cuore che mi ha permesso di stringere un rapporto ancora più forte con il pubblico

Come nasce la tua passione per il pianoforte. Perché proprio questo strumento?
Quando scoppia una passione a quattro anni non ci sono dei motivi ben definiti. Mi posso basare solo sui ricordi che mi sono stati raccontati dai miei genitori. Il pianoforte era in casa di mia zia, lo usava per studiare. Così, ogni volta che mi capitava di andare da lei, mi precipitavo verso questo enorme strumento e iniziavo a suonare. Mi hanno raccontato che non poggiavo le dita a caso sulla tastiera, ma cercavo di riprodurre dei suoni. I miei genitori mi hanno invogliato sin dal primo momento a studiare pianoforte e ad affinare questa mia passione. Uno strumento affascinante che ti permette di vedere ciò che senti“.

Tornando al live registrato al Blue Note, su quali aspetti ti sei concentrato maggiormente?
Questo disco è intrinseco di libertà. Non ho voluto racchiudere in un solo aspetto quella che è una splendida arte di comunicare come la musica. Mi sono affidato alle sensazioni e alle ispirazioni del momento. La musica è scienza dei suoni. In primis bisogna avere una grande conoscenza e allo stesso tempo associare questa conoscenza ad una grande libertà“.“Bisogna capire che il compito di un artista è quello di dare qualcosa al pubblico. In molti, invece, pensano solo come ricevere”

Veniamo al Luca Jurman insegnante di canto e metodologia della voce: talenti si nasce o si diventa?
Bisogna fare delle differenze. Esiste il talento dell’apprendimento e il talento artistico. Il talento artistico è senza dubbio la chiave d’accesso alla musica, ma bisogna svilupparlo attraverso lo studio e la conoscenza. Talenti si nasce, non c’è dubbio, ma bisogna lavorare tanto per raggiungere un adeguato completamento

Vieni spesso etichettato con un insegnante duro e severo. Diciamo che in questi anni hai cercato di far capire che per fare musica non basta solo una buona voce…
La disciplina, fisica e vocale, rappresenta una componente fondamentale. Un artista attraverso la musica deve imparare a comunicare sentimenti ed emozioni. Per fare questo c’è bisogno di grande metodologia. La musica è più grande dell’individuo che la propone. Per non essere sopraffatti dalla musica bisogna imparare a rispettarla. Poi vorrei aggiungere un’altra componente che va al di là di ogni studio che si può intraprendere: l’umiltà. Bisogna porsi nei confronti della musica con assoluto ossequio“.

In questi ultimi anni hai contribuito alla crescita e all’esplosione dei nuovi cantanti nati dai talent – show. Secondo te sono dei fenomeni momentanei o potranno percorrere ancora molta strada?
Il tempo del successo artistico dipende dalla qualità e dalla verità dell’artista. I momenti di salita e di discesa ci sono per tutti. Se non si tralascia mai lo studio la musica darà sempre una possibilità di vivere e di esprimersi con grande dignità. Facendo i compromessi con il successo, invece, una carriera è inevitabilmente destinata a finire. Il destino – precisa Luca Jurman – è tutto nelle nostre mani. In questo lavoro esiste un giudice sovrano che è il pubblico. Al pubblico è lì che aspetta di ricevere un qualcosa da un artista, che sia principalmente un’emozione. L’artista ha soprattutto l’obbligo di dare. In molti, invece, pensano solo a ricevere“.

Che Festival di Sanremo ti aspetti, o meglio, che Festival ti piacerebbe vedere?
Non mi aspetto niente di clamoroso, ma vorrei vedere una manifestazione carica di arte. Dei protagonisti della canzone che facciano qualcosa per cui abbiano meritato il diritto a stare su un palco così importante“.

Un tuo caro amico, Gabriele Muccino, in questi giorni ritorna in Italia con un nuovo film (il sequel de “L’Ultimo bacio, ndr). Vuoi fargli un augurio particolare?
Con estrema gioia anche perché il suo successo mi riempie di piacere. Spero possa continuare ad essere apprezzato a livello internazionale perché è una persona meravigliosa. Un italiano che riesce a competere con i grandi registi mondiali. Semplicemente fantastico. Gabriele è una persona con un cuore immenso, sempre disponibile con tutti. Non posso che augurargli per questo sequel il medesimo successo che ebbe dieci anni fa“.

Cosa pensi dell’introduzione del jazz come materia di insegnamento nei nostri conservatori?
Sarebbe importante avere nei conservatori dei docenti di grande abilità, sia per lo studio classico che in particolare per il jazz. Da ex studente posso dire che ci sono grandi problemi nei conservatori. E la colpa non è solo dei ragazzi il cui talento andrebbe difeso da docenze non corrette. In Italia ci sono grandi jazzisti, ma i conservatori dovrebbero “aprirsi” anche a consulenze estere

Intervista a cura di Vincenzo Lombardi

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