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Scarico dei fumi: cosa dice la normativa

Le norme sullo scarico dei fumi diventano sempre molto più stringenti in quanto il controllo e la consapevolezza su quanto sia importante preservare l’ambiente si sta facendo strada nella cultura comune e in quella legislativa. Infatti, lo scarico dei fumi, resta un fattore importantissimo da considerare soprattutto quando si sceglie di comprare un determinato tipo di soluzione per il riscaldamento. Sia privati che aziende devono conoscere bene la normativa prima di installare una canna fumaria sulla loro casa o per installare accessori per impianti di aspirazione industriali. Bisogna prendere in considerazione differenti possibilità di installazione della canna fumaria: gli obblighi da seguire e il tipo di abitazione su cui è possibile installarle altre no. Stesso discorso anche per le aziende in merito agli impianti industriali da installare.Ad esempio, lo scarico dei fumi di una stufa a pellet oppure di una a condensazione è molto importante da considerare nell’acquisto di questo tipo di soluzione. La normativa di riferimento è molto variegata.

  1. Scarico dei fumi, la normativa UNI 10683

Coloro che vogliono installare una stufa per esempio – parliamo dei privati che vogliono emettere dei fumi – si devono rifare alla norma UNI 10683 e in modo particolare, devono essere in grado di garantire la tenuta dei fumi in modo da limitare la condensa. Si devono anche tenere sotto controllo combustione e condense e preoccuparsi che lo scarico dei fumi che venga fatto nella giusta direzione. Questa particolare normativa disciplina anche le distanze e le misure dello scarico. Lo scarico deve avere un andamento verticale con una possibile deviazione non superiore ai 45 gradi. Infine – è bene precisare – deve essere distanziato da materiale infiammabile o combustibile e possedere una sezione interna.

  1. Emissione di fumi in atmosfera, le norme delle attività produttive e industriali

Questo particolare settore è disciplinato dal decreto legislativo 152 del 2006 chiamato “Testo unico ambientale”. In questo particolare decreto si fa riferimento a tutte le autorizzazioni alle emissioni in atmosfera per impianti industriali e attività produttive artigianali. Esiste, infatti, l’obbligo di certificare l’autorizzazione all’emissione dei fumi. Esistono diversi tipi di autorizzazioni a seconda del tipo di attività esercitata. L’ autorizzazione può essere semplificata per una serie di attività produttive che possono richiedere direttamente informazioni alla provincia. Poi ci sono le specifiche autorizzazioni che invece, richiedono una serie di adeguamenti e di permessi specifici dati dall’ente regionale. In generale, la normativa di riferimento va a disciplinare la tutela del bene e preserva l’ambiente dalle emissioni. In caso di violazioni si va incontro a una violazione del Codice Penale in materia ambientale.
Ancora molto c’è da fare per quanto concerne la normativa in materia che spesso è anche supportata soprattutto da sentenze specifiche. Un’altra norma che va a disciplinare l’emissione in atmosfera, è il decreto legislativo 183 del 2017 che va attuare la Direttiva dell’Unione Europea 2015/2193. In generale, bisogna rispettare dei valori limite di emissione, le prescrizioni di impianti gestionali da tenere e poi una serie di procedure volte a definire i criteri localizzativi in base alla presenza di determinati ricettori sensibili nei pressi dello stabilimento. Vanno poi tenuti sotto controllo i criteri e le procedure, volte a definire al massimo e a tenere sotto controllo ad esempio, le emissioni odorigene. La normativa specifica, prende in considerazione anche le portate massime e le concentrazioni massime di emissioni che è possibile lanciare.

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