Margot Sikabonyi

Intervista a Margot Sikabonyi

PER IL GRANDE PUBBLICO IL SUO VOLTO E’ LEGATO ALLA FICTION “UN MEDICO IN FAMIGLIA”. IL SUO GRANDE AMORE RESTA LA LETTURATURA, I SUOI PROGETTI PER IL FUTURO, INVECE, CONVERTONO SEMPRE PIU’ VERSO IL TEATRO.

Margot SikabonyiUn viaggio emotivo per dare voce e anima a racconti scritti da scrittori del calibro di Davide Vargas, Attilio Del Giudice, Marilena Lucente, Giuseppe Montesano, Rosaria Capacchione, Roberto Saviano, Paolo Mastroianni e Antonio Pascale. Un reading di storie, di sguardi, di suggestioni figlie di Terra di Lavoro che lei, Margot Sikabonyi, conosce appena. Ma ha voluto accettare l’invito, ed esserci alla serata inaugurale del “Capua il luogo della lingua Festival” kermesse giunta alla settima edizione. La bella attrice ha voluto farsi attraversare l’anima da quelle emozioni, sguardi che negli anni hanno imparato a leggere le rughe di un territorio dove, come denuncia il titolo dell’incontro, “L’architettura non è mai innocente”. Nata a Roma da padre ungherese e madre canadese, Margot, è uno dei volti più familiari del piccolo schermo, soprattutto grazie alla lunga militanza all’interno de “Un medico in famiglia”, in cui compare sin dalla prima serie del 1998. Una presenza, quella nel mondo della fiction, che vede la bionda attrice protagonista sin dai giovanissimi esordi targati “I ragazzi del muretto”, passando per “Caro Maestro” e “Boris”. Un’artista sempre in giro per il mondo e pronta a mettersi in gioco per restare eternamente legata al volto del suo personaggio televisivo. Frequenta l’American Overseas School of Rome, a Roma, ottenendo nel 2001 la maturità con il massimo dei voti. Nel 2000 a Parigi studia recitazione nella scuola Cour Simon e anche archeologia e storia dell’arte greca alla Sorbona. Inoltre studia danza, classica, moderna, funky jazz e hip hop, presso l’Istituto Addestramento Lavoratori dello Spettacolo (IALS) e infine segue un corso di canto. Nel 2005 per alcuni mesi studia biologia marina presso l’University of Hawaii at Manoa di Honolulu. Nel 2007 consegue il diploma di liceo linguistico. Il tutto mentre cresceva la popolarità della fiction più amata dal pubblico italiano. Un successo, quello del piccolo schermo, che non le ha fatto assolutamente dimenticare il teatro e il contatto diretto con il pubblico. Intensa e verace la sua interpretazione al Festival di Capua, prologo di un’estate ricca di impegni. “E’ stato il viaggio tra i più difficili che ho intrapreso – ha commentato alla fine della sua esibizione a Palazzo Lanza – con le scritture erano talmente belle, scritte da persone talmente vere, talmente viscerali, che mi hanno emozionato davvero. Perchè è proprio questo che di questo luogo, di questa terra mi affascina e allo stesso tempo m’intimorisce. Qui è tutto vero, ci si sporca con la realtà, è magia che accarezza e graffia, da vivere. E al cospetto di tutto questo io mi sento in soggezione, arretro, come giovane donna nata e vissuta in città profondamente diverse. A queste letture mi sono avvicinata con molto timore, al quale ho reagito tirando fuori tutto quello che ho sotto la pelle, nell’anima, per restituire emozioni al pubblico, le stesse che gli scrittori hanno affidato alla mia interpretazione”.

Medico in Famiglia Cast

“Vitale, viscerale, assoluto. Dai diciotto ai vent’anni sono stata una secchiona, studiavo e leggevo in continuazione. Ma la svolta è stata l’incontro con lo scrittore e poeta Erri De Luca, un angelo arrivato nella mia vita quando la solitudine e lo smarrimento erano compagne dei miei giorni d’amore per la letteratura e l’introspezione. Lessi su un giornale che Erri De Luca si sarebbe esibito, di lì a qualche giorno, in un reading tratto dai suoi libri. Trascinai mia madre con me, non potevo e non volevo perdere quell’incontro. E dopo averlo ascoltato piangendo d’emozione tutto il tempo, mi avvicinai ad Erri e gli dissi “mi hai salvato la vita, grazie”. Quella stessa sera De Luca scrisse per me una poesia. Gli chiesi d’introdurmi nel mondo della letteratura, di indirizzare la mia passione famelica per i libri. Accettò e da allora non mi ha più lasciata. Per me è stato un padre. Il primo suggerimento che mi diede fu “I fratelli Karamazov”, l’ultimo romanzo di Dostoevskij, e fu subito amore per la letteratura russa. L’ho divorata, tutta. E non solo quella: tra le cose che amo c’è la “Trilogia della città di K” di Agota Kristof. Trovo che sia uno specchio, una bibbia moderna sull’essere umano, scavato dal di dentro e raccontato in pagine di straordinaria verità e poesia. Insomma, amo la letteratura introspettiva, quella che scava, quella che profuma di tragedia. Responsabile è forse il mio sangue misto, di papà ungherese e mamma canadese, culture ammantate di quella melanconia che tanto mi appartiene e che ritrovo nella letteratura russa. Ed è questo il mio sogno nel cassetto: rappresentare in teatro un’opera russa”.

Un percorso molto diverso rispetto a quello che, dall’età di 14 anni ad oggi, ti ha visto crescere come donna e come artista sul set della fiction “Un medico in famiglia” nei panni di Maria Martini.

“E’ vero, sogno un futuro lontano da Maria, che pure amo molto. Ma lavorare in una fiction di successo per tanti anni, crescere in un set, significa essere identificata nel personaggio che interpreti. Una gabbia dorata dalla quale devo spiccare il volo per affrancare Margot da Maria”.

E dove vuole volare Margot?

“Ho sete di vita, di esperienze. Da ragazza volevo studiare, ero avida di sapere, ho fatto corsi di archeologia e di biologia marina. Oggi sono un’attrice e posso fare tutto quello che voglio, studiare, scavarmi dentro ogni volta che incontro un personaggio da interpretare e sentirlo vibrare per emozionare e convincere chi mi ascolta. Lo strumento di un’attrice è se stessa, ma se non ti sai ascoltare, al pubblico non arrivi. è un lavoro faticoso e bellissimo, che t’impone di rimanere in continuo contatto con te stesso per entrare in contatto con gli altri”.

Dove ti vedremo prossimamente?

Il 29 agosto sarò a Capri per uno spettacolo teatrale con Milena Vukotic. Poi a settembre sarò a Vancouver dove sto portando avanti un altro progetto, diverso rispetto a quello che mi ha visto protagonista di un cortometraggio lo scorso anno.  E poi – conclude Margot – vorrei continuare a crescere in varie realtà internazionali, anche se mi intriga e m’interessa moltissimo la realtà napoletana dove ho lavorato spesso con il teatro. Insomma, ho voglia di mondo. Vedremo cosa il mondo avrà voglia di donarmi”.

Intervista di Mariamichela Formisano

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