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La casa smart non si sceglie più solo guardando l’app bella o la compatibilità con l’assistente vocale. Il punto da controllare è per quanto tempo quel dispositivo riceverà aggiornamenti di sicurezza, che dati raccoglie e quanto è semplice cancellarli quando lo rivendi o lo dismetti. Le nuove regole europee spingono proprio in questa direzione: meno prodotti connessi lasciati soli dopo l’acquisto, più responsabilità per chi li mette sul mercato.
Perché se ne parla adesso
Il Cyber Resilience Act dell’Unione europea è entrato in vigore il 10 dicembre 2024, ma le sue scadenze operative stanno arrivando a tappe. La Commissione europea indica l’11 settembre 2026 per gli obblighi di segnalazione delle vulnerabilità sfruttate e l’11 dicembre 2027 per l’applicazione dei principali obblighi. Il 27 luglio 2026 Bruxelles ha pubblicato anche una guida pratica per produttori e sviluppatori, segnale che la fase preparatoria è ormai concreta.
Per chi compra una lampadina smart, una presa connessa, un videocitofono, un robot per le pulizie o un hub domestico, la traduzione pratica è semplice: la sicurezza non è un dettaglio tecnico nascosto nel manuale. È una parte del prodotto, come la batteria, il consumo o la garanzia.
Il dettaglio da guardare prima dell’app
Un dispositivo smart entra in casa, si collega al Wi-Fi e spesso parla con un servizio cloud. Se smette di ricevere aggiornamenti, resta comunque acceso, connesso e pieno di dati utili per funzionare. È qui che molti sottovalutano il problema: l’app può essere comoda il primo giorno, ma il supporto software decide quanto quel prodotto resta ragionevole nel tempo.
Prima dell’acquisto conviene cercare risposte chiare a quattro domande: il produttore dichiara per quanti anni fornirà aggiornamenti? L’app permette l’autenticazione a due fattori? Si possono limitare dati, microfono, videocamera o cronologia? Esiste una procedura semplice per eliminare account e informazioni quando il dispositivo viene regalato, venduto o buttato?

Cosa controllare in pratica
Il primo controllo riguarda gli aggiornamenti automatici. Se il dispositivo permette di attivarli, è meglio farlo subito, soprattutto per router, videocamere, serrature, prese e hub che restano sempre online. Il secondo riguarda la rete: separare gli oggetti smart su una rete ospiti o su una rete dedicata può limitare i danni se un apparecchio diventa vulnerabile.
Il terzo controllo è l’account. Password riutilizzate e app dimenticate sono il punto debole più banale. Meglio usare una password unica, attivare il secondo fattore quando disponibile e rimuovere dall’app i dispositivi che non sono più in uso. Il quarto controllo riguarda i permessi: se una presa smart chiede accesso a posizione, contatti o archivio foto, vale la pena capire se quel permesso serve davvero.
Il Garante privacy, parlando di assistenti digitali e dispositivi con funzioni domotiche, invita a informarsi su dati raccolti, possibili trasferimenti a terzi, accessi a microfono o videocamera, tempi di conservazione e impostazioni privacy. È un criterio utile anche oltre gli smart speaker, perché molte funzioni della casa connessa si basano sugli stessi meccanismi: sensori, app, account e cloud.
Cosa evitare
Da evitare l’acquisto impulsivo di prodotti molto scontati ma senza pagina di supporto chiara. Il prezzo basso può essere interessante, ma se non trovi manuale, policy privacy, aggiornamenti firmware e contatti assistenza, stai comprando anche un’incertezza. Attenzione anche ai dispositivi usati: prima di rivenderli o passarli a qualcuno, vanno rimossi dall’account e ripristinati alle impostazioni di fabbrica.
Un altro punto sottovalutato è la stanza in cui il prodotto viene installato. Una telecamera interna, un baby monitor, un campanello video o un assistente con microfono non hanno lo stesso peso di una lampadina. Più il dispositivo vede, ascolta o registra abitudini, più servono impostazioni strette e aggiornamenti affidabili.

Il dibattito: comodità o controllo?
La discussione sui dispositivi smart non è più solo da appassionati di tecnologia. Negli Stati Uniti si è riacceso il dibattito sui robot aspirapolvere e sui rischi dei prodotti connessi, mentre in Europa il Cyber Resilience Act prova a spostare la responsabilità anche su chi progetta e vende. Per il consumatore italiano, però, il punto resta molto concreto: non serve rinunciare alla casa smart, serve scegliere prodotti che non diventino opachi dopo pochi mesi.
La regola più utile è questa: ogni funzione intelligente dovrebbe avere un controllo comprensibile. Se puoi accendere, spegnere, aggiornare, cancellare dati e capire dove finiscono le informazioni, il prodotto è più gestibile. Se invece tutto passa da un’app confusa e da permessi obbligatori, la comodità iniziale può costare più attenzione di quanto sembri.
Domande rapide
Il Cyber Resilience Act vale già per tutti i prodotti?
No. Il regolamento è in vigore, ma le principali scadenze operative arrivano tra l’11 settembre 2026 e l’11 dicembre 2027. Questo non impedisce di usare subito gli stessi criteri per scegliere meglio.
Devo buttare i dispositivi smart che ho già?
No. Conviene però controllare aggiornamenti disponibili, password, account collegati, permessi dell’app e dispositivi vecchi che non usi più.
La marcatura CE basterà per scegliere?
Aiuterà, ma non sostituisce il controllo pratico. Durata degli aggiornamenti, impostazioni privacy e chiarezza del produttore restano elementi da verificare.
Fonti
- Commissione europea, Cyber Resilience Act.
- Garante per la protezione dei dati personali, Assistenti digitali: consigli per privacy e sicurezza.
- ENISA, Security and Resilience of Smart Home Environments.
- The Verge, dibattito recente sui robot aspirapolvere e sicurezza.
Ultimo controllo: 2 agosto 2026, 10:25 Europe/Rome
