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Il numero da non ignorare non è il picco esterno, ma la temperatura che imposti in casa. Con l’ondata di calore ancora al centro dei bollettini, scendere troppo sotto i 26 gradi può far lavorare di più il climatizzatore senza migliorare davvero il comfort. La differenza la fanno schermature, filtri puliti, deumidificazione e uso a stanze chiuse.
Se fuori l’aria è rovente, la tentazione è portare il telecomando molto in basso. È comprensibile, ma non sempre utile. ENEA ricorda che in estate la temperatura interna non dovrebbe scendere sotto i 24-26 gradi e che spesso bastano due o tre gradi in meno rispetto all’esterno, soprattutto se si controlla anche l’umidità.
Perché se ne parla adesso
Il tema torna forte perché l’Italia sta attraversando una fase di caldo intenso. Il Ministero della Salute pubblica bollettini giornalieri sulle ondate di calore per 27 città, con previsioni a 24, 48 e 72 ore. Nelle ultime ore le cronache nazionali hanno segnalato livelli alti in molte città e una prosecuzione dell’afa anche verso Ferragosto.
Per chi resta in città o lavora da casa, il climatizzatore non è più solo un comfort. Diventa una scelta quotidiana che incide su bolletta, qualità dell’aria, sonno e gestione delle stanze. Il punto è evitare la falsa scorciatoia: abbassare di colpo la temperatura non risolve tutto, soprattutto se la casa continua a incamerare calore dalle finestre o se i filtri sono sporchi.

Il 26 non è una formula magica, ma un limite pratico
Il valore dei 26 gradi non va letto come una promessa identica per tutti. Una stanza esposta a ovest, una mansarda, un appartamento con vecchi infissi o una casa molto umida possono comportarsi in modo diverso. Però il numero serve a spostare l’attenzione dal gelo immediato al comfort sostenibile.
In molti casi la sensazione di afa dipende più dall’umidità che dalla temperatura indicata sul display. Per questo la funzione deumidificazione può essere più sensata di un raffrescamento aggressivo. Non raffredda la casa come se fosse inverno, ma può rendere l’ambiente più respirabile e ridurre gli sbalzi quando si passa da una stanza all’altra.
Il rischio, altrimenti, è creare una stanza molto fredda e il resto della casa ancora caldo. Il climatizzatore lavora a lungo, la porta si apre continuamente e l’effetto comfort dura poco. È il classico caso in cui il numero basso sul telecomando dà l’impressione di controllo, ma non risolve il problema reale.
Cosa controllare in casa prima di abbassare il telecomando
La prima verifica è sulle finestre. Tapparelle, persiane e tende nelle ore più calde riducono l’ingresso di calore e alleggeriscono il lavoro dell’impianto. Aprire tutto a metà pomeriggio, quando fuori l’aria è più calda, fa l’effetto opposto: il climatizzatore deve recuperare da capo.
La seconda verifica riguarda i filtri. ENEA indica pulizia e manutenzione come passaggi essenziali, anche per evitare accumuli di polvere, muffe e batteri nelle parti interne. Se l’apparecchio soffia poco, odora di chiuso o impiega troppo a raffrescare, non è il momento di forzare la temperatura: è il momento di controllare pulizia e manutenzione.
La terza verifica è la posizione. Un climatizzatore coperto da tende, mobili o ostacoli distribuisce male l’aria. Allo stesso modo, un apparecchio potente piazzato in corridoio non raffresca automaticamente tutta la casa. Può rendere sgradevole il passaggio e lasciare calde le stanze dove si vive davvero.
Cosa evitare quando il caldo sembra non mollare
Evitare di tenere porte e finestre aperte con il climatizzatore acceso. Sembra banale, ma è una delle abitudini che rendono più inefficiente il raffrescamento. L’aria calda che entra costringe l’apparecchio a lavorare più a lungo e rende instabile la temperatura.
Meglio non usare il climatizzatore come unica risposta per tutta la giornata. Timer, funzione notte e accensioni programmate aiutano a evitare ore inutili di funzionamento, soprattutto quando una stanza resta vuota. Anche limitare nelle ore più calde forno, luci intense, computer e grandi elettrodomestici può ridurre il calore prodotto dentro casa.
Attenzione anche al fai da te spinto sulla manutenzione. Pulire i filtri accessibili secondo il manuale è una cosa, intervenire su gas refrigerante, unità esterna o circuito è un’altra. Per questi controlli serve un tecnico qualificato, soprattutto se l’impianto mostra perdite, rumori anomali o rendimento improvvisamente basso.
Il dibattito: comfort o risparmio?
La discussione sui 26 gradi divide perché tocca due bisogni reali. Da una parte c’è chi vuole dormire e lavorare senza soffrire l’afa. Dall’altra c’è chi teme la bolletta e non vuole trasformare la casa in una cella fredda. La risposta più utile sta nel mezzo: non fissarsi su un solo valore, ma costruire condizioni in cui quel valore funzioni.
Schermare prima che il sole entri, deumidificare quando l’aria è pesante, usare il timer e pulire i filtri sono interventi meno vistosi del telecomando a 20 gradi. Però incidono sul risultato. In una casa già caldissima, il climatizzatore parte in salita; in una casa tenuta in ombra, lavora meno e dà comfort più stabile.
Domande rapide
Mettere il climatizzatore a 20 gradi raffresca prima?
Non è detto che convenga. Può aumentare il lavoro dell’apparecchio e creare sbalzi fastidiosi. Meglio puntare a una temperatura sostenibile e migliorare schermature, chiusura delle stanze e umidità.
La funzione deumidificazione basta sempre?
No, dipende da casa, esposizione e umidità. Può però essere efficace quando l’aria è pesante e la temperatura interna non è estrema.
Ogni quanto vanno puliti i filtri?
ENEA consiglia attenzione regolare alla pulizia e alla manutenzione. In piena estate, se l’apparecchio lavora spesso, il controllo dei filtri non va rimandato.
Fonti
- Ministero della Salute, bollettini sulle ondate di calore
- ENEA, consigli per ridurre i consumi dei condizionatori
- RaiNews, vademecum ENEA per l’uso dei condizionatori
- ANSA, aggiornamento sull’ondata di calore di agosto 2026
Ultimo controllo: 8 agosto 2026, 10:23 Europe/Rome.
