mercoledì 5 Agosto 2026
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Casa smart: il 51% è il numero da guardare prima di comprare

La casa smart cresce, ma il dato decisivo non è quanti dispositivi si comprano: è quanti vengono davvero connessi e usati bene.

Dispositivi smart home generici collegati tra loro in una casa moderna
Immagine illustrativa generata con AI: dispositivi smart home generici che dialogano tra loro, senza marchi, loghi, persone o prodotti reali.

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La casa smart conviene solo se il dispositivo entra davvero nella routine: il numero da guardare è il 51%, cioè la quota di utenti italiani che connette realmente gli oggetti smart acquistati secondo l’Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano. Il punto non è comprare l’ennesima presa, lampadina o sensore, ma capire prima se sarà compatibile, aggiornabile e utile tutti i giorni. Altrimenti resta un oggetto in più, spesso pagato per funzioni che non verranno mai usate.

Perché se ne parla adesso

La smart home non è più una nicchia da appassionati. Il mercato italiano, secondo i dati 2025 diffusi dall’Osservatorio del Politecnico di Milano, ha raggiunto per la prima volta quota 1 miliardo di euro, con una crescita dell’11% rispetto all’anno precedente. Oltre sei italiani su dieci dichiarano di avere almeno un dispositivo smart in casa.

Il dato più interessante, però, è meno vistoso: la quota di chi connette davvero i dispositivi acquistati è salita dal 41% al 51% in dodici mesi. È un segnale positivo, ma dice anche che una parte enorme degli acquisti resta usata a metà. In altre parole, la domanda giusta prima del carrello non è “quanto è smart?”, ma “che cosa mi farà fare meglio, più spesso o con meno sprechi?”.

Checklist con dispositivi smart home generici e telefono senza marchi
Immagine illustrativa generata con AI: checklist e dispositivi smart home generici, senza marchi, loghi, testo leggibile o prodotti reali.

Il controllo prima dell’acquisto

Il primo controllo riguarda la compatibilità. Se un prodotto funziona solo con un’app proprietaria e non dialoga con gli altri dispositivi di casa, rischia di diventare un’isola. Meglio verificare prima ecosistema, standard supportati, possibilità di automazioni e gestione da più utenti della famiglia.

Il secondo punto è la continuità: aggiornamenti software, assistenza, disponibilità dei ricambi e chiarezza sulle funzioni gratuite o in abbonamento. La smart home sta entrando in una fase in cui l’intelligenza artificiale e i servizi cloud possono aggiungere funzioni utili, ma anche costi ricorrenti. Se una funzione essenziale è bloccata dietro un piano a pagamento, va considerata nel prezzo reale.

Il terzo controllo è la rete domestica. Sensori, videocitofoni, speaker, lampadine e termostati funzionano bene solo se il Wi-Fi arriva dove serve e se la configurazione non obbliga a compromessi strani. Una presa smart in cantina, una telecamera esterna o un sensore lontano dal router possono essere ottimi sulla carta e frustranti nella pratica.

Cosa sapere, cosa controllare, cosa evitare

Prima di comprare, conviene partire da un bisogno concreto. Per risparmiare energia hanno senso termostati, valvole, sensori e climatizzatori connessi solo se aiutano a usare meglio gli impianti. ENEA, nella guida alla climatizzazione estiva, insiste proprio sull’idea di procedere per gradi e ridurre il carico prima di accendere o spingere il condizionatore.

Per la sicurezza domestica, videocamere e sensori sono tra le categorie più forti del mercato, ma richiedono attenzione doppia. Vanno controllati posizione, notifiche, accessi condivisi, archiviazione delle immagini e disattivazione quando non servono. Il Garante Privacy mantiene una sezione dedicata alla domotica e agli oggetti connessi: non è un dettaglio tecnico, perché molti dispositivi raccolgono dati su abitudini, presenze e ambienti domestici.

Da evitare, invece, l’acquisto a catena. Se ogni nuovo oggetto introduce una nuova app, nuove notifiche e nuove password, la casa diventa meno semplice, non più intelligente. Meglio pochi dispositivi con uno scopo chiaro: temperatura, consumi, sicurezza, illuminazione o gestione degli elettrodomestici.

Il dettaglio che divide: AI in casa, utilità o abbonamento?

L’intelligenza artificiale è indicata dal Politecnico come un driver centrale dell’innovazione nella smart home. Può rendere più utili automazioni, manutenzione predittiva e gestione dei consumi. Ma può anche spostare il valore dal dispositivo acquistato al servizio collegato.

È qui che nasce il dubbio pratico: un prodotto smart deve restare utile anche senza attivare tutto. Se la funzione base dipende da cloud, account, riconoscimento avanzato o abbonamento, bisogna chiedersi cosa accade se il servizio cambia condizioni, viene ridotto o non è più disponibile. Non è paura della tecnologia, è buon senso da consumatore.

Tre domande rapide prima di comprare

Mi serve davvero connesso?

Se la funzione smart non cambia il modo in cui usi l’oggetto, forse basta un prodotto tradizionale migliore.

Funziona con quello che ho già?

Controlla app, assistenti, standard supportati, rete Wi-Fi e possibilità di gestione da più telefoni.

Che dati raccoglie?

Per videocamere, speaker, sensori e dispositivi con microfono, leggi privacy, account, cloud e opzioni di cancellazione o disattivazione.

Fonti

Ultimo controllo: 5 agosto 2026, 22:22 Europe/Rome.

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