![]()
Il punto non è solo ottenere fino all’80% della spesa: per il bonus colonnine domestiche conta prima di tutto che la wallbox sia ammessa e documentata nel modo giusto. La domanda è aperta, ma il controllo sull’elenco ufficiale dei dispositivi e sui file da allegare può pesare più dello sconto promesso. Prima di comprare o inviare la pratica conviene verificare modello, fattura elettronica, pagamento tracciabile, PEC e dichiarazione dell’installatore.
Il tema torna caldo perché lo sportello Invitalia per le installazioni effettuate dal 26 giugno 2026 è attivo dal 22 settembre e resterà aperto, salvo fondi, fino al 31 gennaio 2027. Dopo il primo annuncio, il dubbio più concreto non è più “quando parte”, ma “quali dettagli possono bloccare la domanda”.
Perché se ne parla ora
Il MIMIT presenta il bonus come contributo per persone fisiche residenti in Italia e condomìni che installano infrastrutture di ricarica domestiche per veicoli elettrici. Per il 2026 le risorse indicate sono 15 milioni di euro, con una programmazione che prosegue fino al 2030.
La notizia interessa chi ha già fatto montare una wallbox dopo il 26 giugno, ma anche chi sta decidendo se procedere nei prossimi mesi. La misura copre l’acquisto e la posa, non il semplice acquisto da tenere in garage. Ed è proprio qui che nasce la parte meno pubblicizzata: la pratica non si regge solo sulla ricevuta di pagamento, ma sulla coerenza tra dispositivo, installazione e documenti.

Il controllo che viene prima dello sconto
La FAQ ufficiale del MIMIT indica che l’infrastruttura deve rispettare i requisiti minimi della deliberazione ARERA 541/2020/R/eel e risultare inclusa nell’elenco ufficiale dei dispositivi di ricarica domestica pubblicato dal GSE, vigente alla data della domanda. Tradotto: non basta che il prodotto sia definito “smart” nella scheda commerciale.
Prima di confermare un preventivo, chiedi al venditore o all’installatore il riferimento preciso del modello e confrontalo con l’elenco aggiornato. Se il modello non torna, se la sigla commerciale è ambigua o se manca l’attestazione dei requisiti, la promessa del contributo diventa fragile. È un controllo poco scenografico, ma può evitare una spesa fatta contando su un rimborso che poi non arriva.
Cosa preparare prima della domanda
Invitalia indica che la domanda va presentata dall’area personale con SPID, CIE o CNS e che serve una PEC attiva. Non è un dettaglio da recuperare all’ultimo minuto: la PEC deve restare valida per tutta la durata del procedimento.
Per i privati, le FAQ richiamano documento d’identità e codice fiscale, fatture elettroniche in formato XML, estratti conto o documentazione bancaria valida, dichiarazione di conformità rilasciata dall’installatore, dati del conto su cui accreditare il contributo e attestazione dei requisiti dell’infrastruttura. Per i condomìni si aggiungono codice fiscale del condominio, documenti dell’amministratore o del delegato e delibera assembleare quando l’intervento riguarda parti comuni.
Il pagamento deve essere tracciabile e collegato a un conto intestato al beneficiario. Il contante non è compatibile con la procedura. Anche il PDF di cortesia della fattura può non bastare: per le fatture italiane il riferimento ufficiale è il file XML della fattura elettronica.
Cosa evitare prima di comprare
Il primo errore pratico è ragionare come se il bonus fosse uno sconto immediato. Non lo è: la domanda arriva dopo acquisto e installazione, e l’ammissione segue istruttoria e ordine cronologico di presentazione. Se i fondi non bastano, il Ministero deve darne avviso, ma intanto chi compra ha già sostenuto la spesa.
Il secondo rischio è confondere una wallbox comoda con una wallbox ammissibile. Chiedi una conferma scritta sul modello, conserva schede tecniche e dichiarazioni, e fai allineare fattura, pagamento e installazione. Se l’intervento riguarda il condominio, non improvvisare: delibera, parti comuni e intestazioni devono essere coerenti.
Terzo punto: attenzione alla cumulabilità. Le FAQ MIMIT indicano che non si può chiedere il contributo se le stesse spese sono già state oggetto di precedenti agevolazioni. Qui non serve inseguire scorciatoie, serve evitare documenti contraddittori.
La domanda che divide
Conviene installare una colonnina domestica solo per sfruttare il bonus? Dipende più dalla casa che dall’incentivo. Chi ha box o posto auto stabile, impianto adeguato e uso regolare dell’auto elettrica può trovare nella misura un aiuto concreto. Chi non ha ancora una reale esigenza di ricarica rischia invece di comprare un dispositivo sovradimensionato, oppure inadatto al proprio impianto.
Il bonus ha senso quando accompagna una scelta già utile. Se diventa il motivo principale dell’acquisto, il controllo va fatto ancora prima: modello in elenco, installatore qualificato, potenza disponibile, documenti e tempi della domanda.
Domande rapide
Il bonus colonnine vale per qualsiasi wallbox?
No. Il dispositivo deve rispettare i requisiti previsti e risultare nell’elenco ufficiale dei dispositivi di ricarica domestica pubblicato dal GSE alla data della domanda.
Serve avere già installato la colonnina?
Sì. Le FAQ MIMIT chiariscono che il contributo riguarda acquisto e posa già effettuati. Il solo acquisto non basta.
La fattura PDF è sufficiente?
Per le fatture emesse da fornitori italiani, le FAQ indicano il file XML della fattura elettronica. Il PDF di cortesia, da solo, non è il documento fiscalmente valido richiesto.
Si può pagare in contanti?
No. Le spese devono essere documentate e pagate con strumenti tracciabili, secondo le modalità indicate dalle FAQ ufficiali.
Fonti consultate
Ultimo controllo: 24 settembre 2026, ore 13:23 (Europe/Rome).
- MIMIT, scheda ufficiale Bonus colonnine domestiche 2026-2030
- Invitalia, presenta la domanda per il Bonus colonnine domestiche
- MIMIT, FAQ Bonus colonnine domestiche
- MIMIT, comunicato sull’apertura dello sportello del 15 settembre 2026
- ARERA, aggiornamento sull’elenco dei dispositivi di ricarica
