Tarantelle pe campà - ph. Alfonso Papa

Com’ è facile aspettarsi in questo periodo, grande è la fonte d’ispirazione che spinge tutti i creativi sulla piazza a mettere in mostra il proprio pensiero a riguardo. Le migliori crisi storiche hanno messo alla prova l’inventiva dei migliori artisti che hanno il compito di dare voce ai pensieri del popolo. In passato il problema poteva essere quello di sgomitare per far si che questa voce fosse ascoltata. Nel 2011 il problema è superato, al contrario si pone il problema di creare un prodotto d’impatto e per fare ciò la professionalità e la coesione di tali menti artistiche fa la differenza. A dimostrarlo è il video che ha preso vita dall’unione di artisti come Luca Zulu; mente, voce, anema e core napoletana dei 99 Posse, Francesco Ebbasta regista di The Jackal e l’eretico nazionale Caparezza.

Abbiamo avuto l’esclusivo onore di assistere alle riprese del video di Tarantelle pe’ campà. Li abbiamo visti agitarsi bene, come il migliore dei cocktail che possiate mai bere e il risultato è stato spettacolare.

Non potevamo aspettarci diversamente.

Tarantelle pe campà - ph. Alfonso Papa

 

La loro fetta di torta è li, sono riusciti a mettere in video ciò che ognuno di noi, almeno una volta, davanti un Tg ha detto “Li porterei a casa mia per un giorno e poi mi devono spiegare una famiglia in queste condizioni come fa a campare”. E’ proprio questo che accade, l’Onorevole Bottino (Marco Mario De Notaris), ripreso da telecamere che entrano prepotentemente in casa di una famiglia alle prese con le tarantelle quotidiane per arrivare a fine mese, fa il suo discorsetto giornaliero in Parlamento. Finito il discorso del giorno, esce in tutta tranquillità e sale nella sempre fedele auto blu, che non lo porterà al solito benessere. Ad attenderlo in auto i 99 Posse, incappucciato viene immerso fisicamente e con la stessa prepotenza politica all’interno della quotidianità di una famiglia tipo italiana, dove a dare il volto al capo famiglia vi è Patrizio Rispo (il popolare Raffaele di Un Posto Al Sole), mentre la mamma  è interpretato dalla bravissima Antonella Stefanucci. Viene sottoposto a quella che ogni persona benestante definirebbe come una tortura, perché è quella la reazione del politico prescelto. Lo sdegno di viaggiare su i mezzi pubblici, affollati e maleodoranti, la pressione di un lavoro sottopagato che non ti permette nemmeno di nutrirti decentemente per colpa delle pause pranzo troppo corte e infine il luogo dove la famiglia fa i conti con la propria fatica: il supermercato dove tutto è necessario, ma diventa superfluo. E’ in quest’ultimo scenario che appare il volto indemoniato di Caparezza, per l’occasione un macellaio e magazziniere parecchio arrabbiato. L’intenzione dei 99 Posse non è quella, forse immaginabile all’inizio, di rapire l’Onorevole e chiedere un riscatto, assolutamente no. L’onorevole verrà infatti rilasciato e il suo posto verrà preso da un altro esponente politico che dovrà vedere con i suoi occhi ciò di cui hanno la presunzione di parlare.

Quanto sarebbe bello poterlo fare davvero?

Una cosa è certa, l’unione fa la forza, crea una voce unica composta da mille e più voci. E’ questo ciò che hanno fatto i 99 Posse.

 

Guarda l’esclusiva galleria fotografica

 

Abbiamo avuto il piacere di sentire a caldo le impressioni e le intenzioni di Luca Zulu:

Nella realizzazione del videoclip Tarantelle pe campà  vi siete avvalsi della collaborazione di Caparezza. Com’è stato lavorare con lui e come lo avete coinvolto?

Tarantelle pe campà - ph. Alfonso Papa

Intanto c’è da dire che Caparezza è un fratello e un compagno. Ho capito che sarebbe stato adatto a interpretare questo pezzo già nel momento in cui lo stavo scrivendo. Con lui condivido un “metodo” artistico, rintracciabile per esempio in “Vieni a ballare in Puglia”. Sia il pezzo sul quale abbiamo lavorato che il suo brano dedicato alla notte della Taranta, descrivono i disagi che la gente che vive nelle nostre due regioni affronta. Entrambi i brani, poi, sono stati ispirati da brani popolari, per le musiche e gli arrangiamenti; tarantella, tamurriata, pizzica, sono tutti generi musicali che fanno parte delle nostre terre. Partendo dal genere, quindi, ho trovato molte similitudini, troppe cose ci accomunano, compreso il fatto che comunque siamo anche noi gente normale che lotta per conquistare il suo stipendio e che fa le tarantelle oltre che pe’ campà, le fa perché siamo musicisti. L’unica cosa che contraddistingue i due brani è il filo logico che li ha generati, come dicevo lui ha dato vita al brano “Vieni a ballare in Puglia” prendendo spunto dalla Notte della Taranta, mentre io sono partito da un discorso di analogie linguistiche. La tarantella non è solo musica, in Campania la tarantella è un modo per definire vicissitudini, difficoltà che ci si trova ad affrontare, per esempio stamattina “agg vut fà na tarantell p truv’à nu parchegg’”, una bella tarantella ho dovuto fare per trovare un parcheggio ed essere qui oggi.

Poi a completare la scelta c’è il fatto che comunque Michele completava il duo, lui è assolutamente all’altezza di vivere quest’esperienza e viverla con tutti sentimenti necessari, tutti elementi che portano poi alla riuscita di un ottimo lavoro. Non ci eravamo mai trovati a lavorare insieme, i nostri incontri erano ridotti a qualche incontro su un palco o addirittura ad un incrocio veloce nel retropalco. Proposta la collaborazione, ha subito risposto di si e visto che si trovava a suonare a Napoli ne abbiamo approfittato. Devo dire che ha soddisfatto qualsiasi tipo di aspettativa, ha fatto tutto in pochissimo tempo ed è entrato talmente bene nel brano che il testo sembra scritto da un’unica mano e poi interpretato da due persone, in realtà lui ha scritto la sua parte ed io la mia, c’è stata molta intesa.

Il brano parla di realtà quotidiane e nel video, quasi in modo surreale, si catapultano nel reale i politici che in genere sembrano vivere su un altro pianeta. Come nasce l’idea e soprattutto in questi giorni di crisi in cui si chiedono continui sacrifici agli italiani si riuscirà mai a far vivere ai nostri politici la vita reale?

I politici la vita reale la conoscono bene, ma non la vivranno mai a meno che qualcuno li butti fuori da dove stanno, ma questa è quasi utopia. L’idea di descrivere la canzone in questo modo nasce probabilmente dalla prima strofa del testo dove, più che descrivere le tarantelle nostre, si descrivono i lussi, gli stralussi ed i vizi nei quali vive la nostra classe dirigente. In realtà la sceneggiatura è stata scritta dai The Jackal, di più quindi non so. Noi l’abbiamo solo approvata e ritoccata in alcuni insignificanti punti. Il merito va tutto a loro dell’idea del videoclip.

Naturalmente non ci siamo fatti sfuggire la possibilità di chiedere anche a Michele cosa ne pensasse e come era nata questa collaborazione:

Hai preso parte al brano e alla realizzazione del videoclip di “Tarantelle pe’ campà” dei 99 Posse. Come sei riuscito a calarti così bene in questa collaborazione e come sei arrivato a loro?

Tarantelle pe campà - ph.Alfonso Papa

A dire il vero ho lavorato in un supermercato, è stato bello è come sentirsi parte del popolo.

Quando loro mi hanno chiamato, sono rimasto lusingato perché sono un super mega fan dei 99 Posse li considero uno dei gruppi fondamentali della mia crescita artistica e quindi non potevo che dire di si.

E nella triade artistica che avevamo davanti, come poteva mancare l’impressione di Francesco Ebbasta?

Un supermercato, una casa, una famiglia comune, un autobus, un mercato ortofrutticolo. Tarantelle pe’ campà il nuovo videoclip dei 99 Posse è curato da voi, come nasce questo progetto?

Tarantelle pe campà - ph. Alfonso Papa

Siamo stati contattati dai 99 Posse ed abbiamo fatto questa collaborazione. Abbiamo considerato anche il periodo che sta attraversando l’Italia e che sta vivendo l’italiano medio. L’idea è stata quella di fare un video non cattivo, ma educativo. Piuttosto che sparare a zero, volevamo raccontare come stanno le cose realmente. Il messaggio importante che vogliamo far passare, sia molto chiaro, è che il video non vuole trasmettere rabbia o cattiveria, anzi prende in giro i video cattivi visto che il rapimento è usato come pretesto per raccontare che noi non stiamo facendo niente di cattivo se non far rivivere la quotidianità e quindi quello che viviamo noi.

Le menti che sono riusciti a mettere insieme hanno dato vita ad un prodotto che non solo mette su schermo quello che un po’ tutti vorremmo, ma si spera si vada ad unire a quel coro che con la massima serenità cerca di affrontare la sfida quotidiana che questo periodo ci impone.


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