Le nostre frequenze si fermano negli studi milanesi di Radio Capital per incontrare una delle voci più longevi dell’etere. “On Air” dal 1985, ha vissuto importanti esperienze sia su emittenti private che sulla radio nazionale. Tutta l’ironia, i ricordi e la simpatia di Mary Cacciola regina indiscussa del pomeriggio con il suo “Caffè della Sera”, dove buona musica e notizie si mescolano all’intrattenimento e alle discussioni intavolate con ospiti, opinionisti e tanti personaggi dello spettacolo.
Mary come è nata la tua passione per la musica come ti sei ritrovata davanti a un microfono?
“Quando hai un fratello più grande che fa il dj in discoteca, tutto è più facile! Mi ha iniziato lui alla musica e poco dopo aver compiuto i 15 anni sono andata a fare un provino per una radio locale . Il primo annuncio è stata una papera! Avrei dovuto capire subito che non faceva per me e invece…”
Impossibile non riconoscerti quella vena ironica che ti accompagna da sempre. Non ti prendi mai troppo sul serio: è la tua arma segreta?
“Un’arma che spesso mi si ritorce contro ma tanto non posso non farne a meno! Come si dice: chi di ironia ferisce… Comunque molto meglio cercare di prendere la vita sempre con un sorriso, specie nel lavoro”.
Tanti anni di radio e di esperienza in diversi ruoli. Radio nazionale ed emittenti private: quale la differenza?
“Le differenze sono tangibili sul lato economico e non è poco: frequenze, attrezzature, mezzi. Inutile girarci intorno. Con più soldi tutto è possibile. La passione, l’amore per questo mezzo, però non si comprano. Mi ricordo di giornate intere passate con i miei amici a “vivere” la radio. Ci mangiavo, ci dormivo, ci ballavo ci amoreggiavo. Tutto questo succedeva oltre vent’anni fa. Non guadagnavo una lira e trascuravo lo studio ma non potete immaginare quanto mi sono divertita! Ovviamente non è più così . Trasformare una passione in un lavoro è un dono del cielo, ma a volte è una gran fatica”.
Come è cambiato in questi anni in modo di fare radio? Come vivi l’invasione tecnologica nel settore?
“Ti ringrazio veramente per la domanda! Chiedi a me della rivoluzione tecnologica che non capisco una benemerita. Diciamo che è tutto molto più veloce e perfezionabile. I vantaggi a mio giudizio si vedono molto in fase di registrazione, ma quando vai in diretta c’è poco da fare”.
Parlaci un po’ de “Il caffè della sera”, un programma in puro stile Radio Capital, dove l’informazione e gli ospiti sono al centro del format.
“E’ un programma che mi da molte soddisfazioni, mi permette di fare delle “chiacchierate” informali con personaggi di vario genere e mai come quest’anno sono stati trasversali: cantanti, musicisti, attori, registi, autori, scrittori, sportivi. Davvero tantissimi aspetti. Non interviste, ci tengo a precisarlo, non sono giornalista e mi piace creare una certa atmosfera e farmi “dare” qualcosa di diverso dall’ospite. La musica è sempre quella di un certo livello e si cerca di alleviare la pesantezza del rientro a casa nel traffico con le notizie serie della redazione e le mie molto più leggere”.
Cosa ti piace maggiormente del tuo lavoro e della radio in generale
“Dirti nel dettaglio cosa mi piace può risultare banale e quindi voglio rispondere raccontando di una sensazione. Negli ultimi due anni ho vissuto tre lutti (l’ultimo due mesi fa) che mi hanno provato profondamente e ogni volta, dopo una settimana, ero di nuovo in onda a fare il pagliaccio. Le uniche ore in cui il dolore sparisce, in cui riesco a respirare, in cui mi sento estremamente vitale, sono le tre della diretta”.
Da sempre Radio Capital riserva molto spazio all’informazione. In radio si parla molto di più. Da un po’ di anni, poi, i palinsesti non sono legati solo alla musica e tanti nomi dello spettacolo si concedono una “trasferta” nell’etere: cosa ne pensi?
“Tutte domande semplici eh? Diciamo che le trasferte le farei fare in senso contrario. Non sono mai stata particolarmente affascinata dal nome popolare che si improvvisa artista della radio. Tutti pensano che questo lavoro sia solo dire stupidaggini ad un microfono, ma non è assolutamente così. Ho sentito grandi “personaggi” alla radio emozionanti come zucchine appassite!”.
Mary ci salutiamo chiedendoti un consiglio per i giovani che sognano di fare radio e che attualmente credono che tutti si possa conquistare con estrema facilità
“Il consiglio sarebbe di non provarci nemmeno! Oggi è più difficile di quando ho cominciato, almeno nei network. Bisogna stare sempre ben svegli, ricettivi, sentire di cosa e come parla la gente, ogni cosa che succede o che si sente è spendibile alla radio se fai sentire coinvolto chi ti ascolta. Soprattutto bisogna essere informati con professionalità sulle notizie e bisogna studiare!! Se posso davvero dare un consiglio dico di fare in modo che la radio resti sempre una passione intensa o al massimo un secondo lavoro perché il precariato, ad un certo punto della vita , comincia a pesare. E’ un lavoro bellissimo, ma è anche il più traballante del mondo!”




















