RUMORE E MALINCONIA:
IL “FOLKADELIC” DI LUCA GEMMA

Il suo nuovo lavoro discografico è stato accolto con lusingheri commenti da parte degli addetti ai lavori. Un artista completo che è ritornato sulla scena con un carico di tante belle canzoni.
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Colto e raffinato come lo avevamo conosciuto negli anni Novanta durante la positiva esperienza - progetto dei Rossomaltese, Luca Gemma affida alla musica e non alle chiacchiere d'ambiente la sua riconosciuta maestria compositiva. Un nuovo album accolto con lusinghiere critiche e che aggiunge nuova qualità al cantautore romano. "Folkadelic" è un disco condito da tante belle canzoni che indagano sul senso della vita, della frenesia moderna, del rumore che ci circonda. Luca Gemma non ha la presunzione di trovare grandi risposte o di dare insegnamenti. Al contrario, domande ed interrogativi, sono spesso presenti in questo lavoro molto inteso che rispecchia a pieno lo stato d"animo del suo autore. La malinconica serenità del folk, le note irrequiete del psichedelico. Tristezza e felicità di un cantautore che ama stare lontano dagli schemi classici del sistema, facendo parlare solo la poesia della sua musica. Con "Folkadelic", Luca torna a tre anni di distanza dal suo ultimo lavoro. Una traccia forte l'aveva lasciata un decennio fa con la rock band fondata con Pacifico che in breve tempo divenne un punto di riferimento del rock alternativo. Chiusa (senza drammi) l"interessante parentesi del gruppo, Luca Gemma ha riabbracciato la sua chitarra e tra impegni paralleli e collaborazioni (è autore di un brano nel nuovo disco di Malika Ayane), ha dato alle stampe un lavoro dal forte risvolto concettuale con l’ironia e l’intelligenza che lo ha sempre contraddistinto e soprattutto fatto apprezzare dalla critica specializzata.
"Tra album da solista e in gruppo, sono al mio quinto lavoro e - ci spiega Luca – posso dire che si tratta di un lavoro molto differente da quanto fatto ascoltare fino adesso. Un disco arrivato dopo un lungo periodo di scrittura e di ricerca portato avanti con Ray Tarantino che è il produttore. Il titolo esprime al meglio i generi e lo stile che contraddistinguono questo lavoro. I commenti positivi che ho ascoltato non possono che fare piacere. Giungono a coronamento di tanto impegno profuso".
Nel disco viene più volte messo in evidenza il tuo stato d’animo sereno e malinconico. Uno stato d’animo che ti accompagna anche quando componi?
"E’ il genere folk, intenso nella sua accezione tipicamente anglosassone, che rimanda alla tipica ballata malinconica con un andamento lineare e sereno. Come più volte sottolineato c’è anche tanto rumore per sottolineare il ritmo urbano. La musica psichedelica, in questo caso, fa da contro altare".
Nella canzone "L’educazione sentimentale" affermi come i sentimenti andrebbero educati anche con il silenzio, con la riflessione. Oggi però c’è sempre più rumore…
"Tra le varie brutture che ci girano intorno quella del "casino" è la più orribile, quella che detesto maggiormente. La scarsa abitudine all’ascolto, il vociare sempre alto, urlare ai quattro venti le proprie opinioni litigare sempre più frequentemente con chi abbiamo di fronte. Sono situazioni che vediamo non solo in televisione, ma anche in strada come una sorte di virus che si è impossessato del popolo italiano. E’ difficile trovare il silenzio delle cose, ecco perché sono convinto che c’è bisogno di una maggiore educazione sentimentale, per riscoprire il lato bello di un rapporto. Anche perché, per evitare di dire le solite cavolate, c’è indubbiamente bisogno di maggiore riflessività".

 

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Il concetto di tempo, viene ripreso anche nel brano "Killer". Hai paura del tempo che passa?
"Non sono una vittima del tempo che passa, vivo tranquillamente e senza troppe ansie. Però spesso mi capita di soffermarmi su questo concetto. Sono normali andirivieni umorali che comunque non lasciano segni di sofferenza. Nutro molta curiosità su cosa mi potrà riservare il futuro, ma allo spesso tempo, di piacerebbe fermare gli istanti e le sensazioni che più amo. Ecco, quando vedo terminare una bella cosa, resto con un pizzico di amaro in bocca. Una voglia irrefrenabili di fermare gli attimi preziosi, o quantomeno, farli durare il più possibile".
Nell’attuale panorama musicale dove si colloca il tuo genere musicale e con quali prospettive?
"Si colloca nella scuola dei grandi cantautori. Una musica di un certo spessore contaminata da un pop non comune. Un genere che in Italia ha sempre avuto un seguito, nonostante i tempi non siano molto propizi per quei generi che hanno bisogno di un ascolto più approfondito e curato. Oggi vince la "musica da ascensore", quella mordi e fuggi espressa attraverso i singoli e non attraverso la completezza di un album. Un percorso dovuto alle tante innovazioni che ci sono state, in primis del digitale che fa scaricare milioni di canzoni alla rinfusa. A parte questo noto anche una certa disattenzione con la quale ci si avvicina alla musica. Forse vale il famoso che si faceva prima. Bisognerebbe riscoprire anche un’educazione musicale oltre che sentimentale".
Dopo la bella esperienza dei Rossomaltese, hai continuato ad avere rapporti con Pacifico?
"La nostra è stata una lunga e proficua collaborazione. Abbiamo lavorato insieme per circa dieci anni. E’ stato un rapporto professionale molto intenso che mi permette di conservare dei ricordi splendidi in merito. Anzi – sottolinea Luca Gemma – oltre alla musica ci ha legati un’amicizia molto profonda. È un po’ di tempo che non abbiamo modo di vederci e di frequentarci, ma solo per cause dovute ai nostri impegni. Nessuno screzio tra noi, resta principalmente quanto di bello siamo riusciti a fare quando abbiamo lavorato insieme".
E’ solo un normale perdersi di vista quindi
"Senza nostalgia e malinconia però. E’ stato un periodo bellissimo della mia vita. Per Pacifico resta immutata la mia stima ma, è anche giusto andare avanti. Tanto i bei ricordi non si potranno mai sbiadire".
Luca Gemma sarà prossimamente in concerto in Campania, più precisamente nella piazza di Eboli (Salerno) il 28 maggio.
 
servizio a cura di Vincenzo Lombardi
 
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