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ROBERTO FABBRI & ENZO FAVATA:
SILENZIO, PARLA LA MUSICA
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| Due musicisti, tra i più apprezzati della scena nazionale, presentano i nuovi progetti musicali dove spiccano importanti collaborazioni. Il chitarrista porta in scena composizioni inedite di Giovanni Allevi, il sassofonista sardo ripropone la grande tradizione jazz |
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Roberto Fabbri tra i più apprezzati e importanti chitarristi, concertisti e compositori della scena nazionale, presenta in questi giorni nuovo disco "Beyond" (Egea Music) che si compone di 20 brani: 14 inediti con musiche composte ed eseguite per chitarra classica e 6 composizioni di Giovanni Allevi che Roberto Fabbri ha trascritto ed eseguito sempre per chitarra classica. Aprono il disco 14 brani scritti da Roberto Fabbri, composizioni caratterizzate da accattivanti melodie e dal suono delicato, sensuale, ma anche impetuoso della chitarra classica, che hanno la capacità di trasportare chi ascolta in un coinvolgente viaggio "sensoriale" nell'universo musicale del musicista. Di recente la nota rivista di settore americana, "Sunboard" ha definito Roberto Fabbri con un "fiammeggiante e tecnicamente sorprendente, sicuramente un piacere per il pubblico. Le sue composizioni variano da quelle spudoratamente belle fino a quelle estremamente esuberanti ed infuocate, spesso con una sensibilità pop". Alla vigilia del suo nuovo tour abbiamo colto l"occasione per parlare di nuovi impegni e delle sensazioni legate al disco. - Gli strumenti visti come unici protagonisti, l’assenza di voce. Questa cultura musicale è un lusso che pochi si concedono. Cosa succede in questa società distratta dai giorni che scorrono, anche la musica assume un ruolo secondario o semplicemente chi ascolta è poco avveduto e poco sensibile? "L’ascolto della musica si è un po’ adattato al tipo di società in cui si vive, oggi sempre più spesso la si sente solo come sottofondo mentre si è in macchina o si legge un libro è molto più raro che qualcuno si muove per andare ad ascoltarla ai concerti. Secondo me si dovrebbe cercare di recuperare un po’ quest’ultimo aspetto ed andare a vivere la musica nel luogo del concerto, magari fare anche dei chilometri, ma divenire un po’ protagonisti di quell’evento. Il pc, la radio la tv ci da tanta di quella musica, anche in eccesso, ma non si è il soggetto di quel momento perché nel concerto il protagonista oltre all’artista è anche e soprattutto il pubblico". - Il binomio jazz e musica classica, nel tuo ultimo lavoro presenti - oltre a dei brani inediti – la trascrizione per chitarra classica di alcuni brani di Giovanni Allevi, lo stesso Allevi criticato dal mondo del jazz in quanto "occupava" per notorietà ruoli da pianista jazz anche se ritenuto di base palesemente classica. Una tua considerazione sui due generi? "Sono due ambiti diversi, quello che hanno in comune è lo strumento, Allevi suona il pianoforte come lo suona Bollani anche se ognuno lo suona con una tecnica diversa un back round diverso. L’aspetto importante è che la classica con certi artisti in questo momento sta cercando di recuperare nei confronti del jazz, cercando di apparire contemporanea". - Il nostro magazine ha origini campane e prima di salutarci volevamo chiederti qual è il tuo rapporto con la musica napoletana e se c’è un brano che preferisci o avresti voluto comporre? "Il mio rapporto con la musica napoletana è dai tempi del conservatorio perché io studiavo anche con Mario Gangi che faceva duo con Fausto Cigliano, facevano un duo splendido voce e due chitarre ed io sono cresciuto con queste canzoni napoletane cantate voci e chitarra, dalle villanelle del seicento fino alle lavandaie del Vomero; la voce di Cigliano e la chitarra di Gangi è per me la sintesi della canzone napoletana". "The Night of the Storytellers" è il nuovo lavoro discografico (Isola dei Suoni/Egea Music) del sassofonista e compositore Enzo Favata realizzato con la collaborazione del chitarrista Marcello Peghin e di Yuri Goloubev al contrabbasso. |
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Ancora una volta Enzo Favata mette insieme, nei dieci brani che compongono l’opera, il racconto di un viaggio, una sorta di leitmotiv nella poetica di questo artista. Insieme ai sassofoni soprano e tenore del leader, nel disco si ascoltano la chitarra a 10 corde e la viola caipira suonate magistralmente da Marcello Peghin, che con Favata porta avanti un sodalizio artistico di durata ventennale, e il contrabbasso di Yuri Goloubev, proveniente dalla scuola classica dei Solisti di Mosca, considerato oggi uno dei più interessanti contrabbassisti nel mondo della musica improvvisata. "The night of the storytellers" è il tredicesimo album per Enzo Favata, sassofonista e compositore dallo stile originale, sempre più apprezzato sulla scena jazz internazionale. "L’album nasce sotto due esigenze, la prima che volevo fare un album in trio cameristico già da molto tempo e non riuscivo a trovare il contrabbassista che andasse bene per questo progetto. Cercavo un musicista che fosse armonico-ritmico ma anche estremamente melodico una sorta di altro strumento solistico per creare una circolarità. Un trio che fosse più un cerchio che un triangolo. La casualità di incontrare Yuri Goloubev su myspace è stata davvero particolare. Il contenuto invece racconta una serie di microstorie legate al viaggio. Il titolo invece nasce da una tourneè in Marocco lo scorso anno, a Marrakesh dove c’era la piazza dei narratori e sono rimasto colpito da questo posto per il fascino di trovare persone disposte ad ascoltare". - Il jazz in Italia ha vita bob facile, mentre da un lato ha un gran seguito nei festival dall’altro viene considerato come musica da sottofondo nei locali? Cosa manca alla cultura musicale e all’orecchio dell’ascoltatore italiano? "Il problema non è del jazz, ma che in Italia certi locali la musica la fanno proprio come sottofondo in altri paesi ci sono i cosi detti club ove la gente va ad ascoltare la musica. Inoltre in Italia spesso chi fa jazz ha un’impostazione da conservatorio, con la parte classica ma limitandone la parte creativa ciò crea una marea di ragionieri del jazz. Quindi il problema non è fondamentalmente nel jazz o meglio che agli italiani il jazz non piace ma che molti artisti non vogliono capire che suonando sempre alla stessa maniera propongono uno stile troppo standardizzato". - C’è un legame abbastanza forte tra la sua terra (la Sardegna) e la Campania. Ci incuriosisce sapere come si pone Enzo Favata rispetto alla musica napoletana e dovendo scegliere un brano quale sceglierebbe? "Non ho problemi a scegliere la musica napoletana, ma più che un brano sceglierei tutto quello che ha a che fare con le scale arabe e le melodie della voce caratteristiche proprie della canzone napoletana che ritroviamo anche negli attuali neomelodici, contrariamente alla musica della mia terra che è tutto un miscuglio di melodie e di linguaggi e di influenze di varie culture". |
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| servizio a cura di Wanda D’Amico |
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