IRENE GRANDI & FRANCESCO
BIANCONI: “IL NOSTRO SOGNO TRA LE NOTE”

Un intenso rapporto professionale sotto il segno della Toscana. Dal successo di "bruci la città", alla vittoria del "premio tenco" due grandi amici si ritrovano a "sfiorarsi" in classifica: nessuna rivalità, solo il grande amore per la musica.
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Hanno condiviso successo e gradimenti, ora si ritrovano a sfidarsi nelle varie classifiche, entrambi con risultati positivi che permettono di raccogliere il meritato frutto di tanto impegno e di una carriera vissuta costantemente all'insegna dell"energia. Negli ultimi anni si è parlat tantissimo di loro, anche perché hanno saputo smuovere le acque non partecipando ad un talent, ma facendo quello che meglio sanno fare: comporre e cantare. Irene Grandi e Francesco Bianconi hanno saputo tracciare con grande professionalità il loro cammino artistico. Nel 2007 dal loro incontro nacque "Bruci la città", brano che diventò la hit di quella stagione e riportò in auge la cantante toscana. L'anno seguente (il 2008) fu una tappa importante anche per i Baustelle, gruppo indio-rock tra i più apprezzati per continuità ed innovazione, di cui Francesco Bianconi è leader e voce. La band senese pubblico "Amen", disco che ammaliò il pubblico diventando in assoluto l"album dell’anno fino al trionfo al Teatro Ariston di Sanremo. In questo caso non parliamo di Festival della Canzone, ma del celeberrimo "Premio Tenco". Alla kermesse canora dell’italica canzone, invece, è ritornata quest’anno Irene Grandi con la sua "Cometa di Halley" sempre a firma di Bianconi. Grande accoglienza, qualche piccola delusione per la classifica finale (ma è noto il pasticciaccio del televoto), prima del verdetto delle classifiche che vedono il brano tra i più scaricati nei negozi digitali e in assoluto al primo posto come canzone più trasmessa dalle radio. Quasi in contemporanea l’arrivo dei rispettivi album. Irene ha pubblicato, subito dopo il Festival, "Alle Porte del sogno", mentre i Baustelle sono da poco tornati sul mercato con "I Mistici dell’Occidente", lavoro che, rispettando la vena artistica del gruppo, si muove tra sacro e profano.
"Alle porte del sogno" è il primo album di inediti di Irene Grandi dopo cinque anni. In mezzo c’erano state le parentesi di "Bruci la città" e del disco con le canzoni di Natale rilevatosi anch’esso un successo commerciale. Una rinascita artistica e professionale arrivata con l’ingresso negli "…anta". In questo album Irene ha lavorato anche come co-autrice di quasi tutti i brani, condividendo la co-produzione artistica con Pio Stefanini, che già in passato aveva lavorato come autore per lei. Nelle undici canzoni dell’album, Irene racconta, secondo il suo punto di vista,  come vivere le emozioni senza rimuovere le sofferenze, ma con la voglia e l’entusiasmo di trovare una nuova strada, in armonia con se stessi e con ciò che ci circonda. Musicalmente, "Alle porte del sogno" rispecchia la natura entusiasta e irrequieta di Irene Grandi. E’ un album radicato nella tradizione e nella storia della cantante, i suoi legami con la canzone italiana e con quella internazionale. Ma guarda anche avanti, con suoni contemporanei che si innestano sulle canzoni e sulle melodie interpretate da Irene. Nel disco Irene ritrova autori che sono suoi collaboratori storici e scopre nuove penne. C’è l’amico Gaetano Curreri degli Stadio, che aveva firmato assieme a Vasco diverse canzoni per Irene in passato, e che questa volta scrive la conclusiva "Stai ferma". E c’è un giovane poeta toscano Alfredo Vestrini con il quale Irene è riuscita ad aumentare il significato delle sue poesie e a farle diventare delle canzoni. Il rapporto artistico con Bianconi, intanto, è diventato una certezza più che una casualità.
 

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"Tra me e Francesco c’è ormai una fiducia totale - afferma Irene Grandi - che si rafforza nel tempo. Mi aveva mandato "La cometa di Halley" in una stesura praticamente completa, ma affidandola alla mia interpretazione e al mio personale gusto nell’arrangiamento. Ci siamo trovati alla perfezione sia nelle immagini del testo, sia nell’ariosità dei suoni. E’ stato sicuramente perfetto preludio per il disco. Non è la prima volta che sperimento questi suoni, ma poi avevo un po’ nascosto questa mia tendenza. Per questo disco avevo voglia di sentire la mia voce sopra un sostegno che non fosse soltanto rock o acustico, come nella mie precedenti uscite".
Scritto in pochi mesi in una casa sul promontorio maremmano,"I mistici dell’Occidente" è il quinto album dei Baustelle ed il primo in cui Francesco Bianconi si faccia carico della produzione, al fianco del celebrato tecnico del suono irlandese Pat McCarthy (R.E.M., U2), figurando come il vero regista dell’intero lavoro. Suoi sono buona parte degli arrangiamenti che "vestono" le canzoni, sue le visioni sonore che ne differenziano le ambientazioni, sue le voci che spesso - e in nome di un’emozione condivisa - Pat McCarthy ha salvato dai provini casalinghi e trasferito su disco, preferendole a quelle impeccabili, ma più distanti, registrate in studio.
Il risultato è, forse, il più "umano" dal punto di vista del suono, e il più coraggioso per struttura e "respiro" interiore. Un album decisamente chitarristico, dal suono meno omogeneo, compresso e potente di quello messo in mostra sui precedenti lavori. "I Mistici dell’Occidente" dà spazio ad una naturalità diversa, in cui tutti gli strumenti mantengono sempre la propria individualità, la loro ragion d’essere nelle entrate e nelle uscite di scena, regalando all’ascolto la sensazione di avere a che fare con un intero caleidoscopio sonoro, sempre in mutamento, diretto da una sapiente regia.
Non mancano però pagine più autobiografiche, nello stile che fu caro a un altro grande toscano, Luciano Bianciardi, in cui la cronaca (spesso locale) diventa letteratura e analisi di costume: "Le rane", "Follonica", "La bambolina" sono racconti che mescolano immagini letterarie, sequenze cinematografiche, fotoromanzo e manga giapponese. La forza del nuovo lavoro dei Baustelle è, del resto, proprio questa, quella di continuare, canzone per canzone, scena per scena, a cambiare regole, punti di riferimento, stili, senza mai tornare indietro. Così un finto divertissment come "L’estate enigmistica" colpisce davvero il segno, e lo stesso succede con l’autoritratto dolente de "Il sottoscritto", e con "Groupies", in cui Bianconi esprime una cifra artistica ancora diversa e ironicamente auto indulgente.
Per presentare questo nuovo disco i Baustelle faranno ad aprile 3 concerti esclusivi a Milano, Firenze e Roma. Saranno il  17 aprile a Roma (Atlantico, Viale dell’Oceano Atlantico, 271), il 19 aprile a Milano (Alcatraz, Via Valtellina, 21) e il 27 aprile  a Firenze (Saschall,Via Fabrizio De André). Si tratta di tre di 3 eventi unici nei quali la band verrà accompagnata dall’Orchestra dei Mistici dell’Occidente e rappresentano un’occasione imperdibile per ascoltare per la prima volta dal vivo le canzoni del nuovo album.
Una primavera sull’onda della grande musica per Irene Grandi e Francesco Bianconi. La Toscana al potere grazie di una coppia amica in sala di registrazione, "rivale" nelle classifiche.
 
servizio a cura di Vincenzo Lombardi
 
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