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RAOUL BOVA, UNA STAR DALLE MILLE FACCE
“IL TABU’ DI OGGI? LA POCA COMUNICAZIONE TRA GENITORI E FIGLI”
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Bagno di folla per l’attore che si presenta a Giffoni
in una veste diversa, quella di produttore.
La pena di morte e la lotta alla droga i temi dei suoi primi progetti, curati a quattro mani con la moglie Chiara Giordano
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Il Festival di Giffoni non è certamente nuovo ad incontri sorprendenti, dove gli ospiti fanno poca passerella e molto contenuto. E' il caso di Raoul Bova, star attesissima alla Cittadella del Cinema dove il pubblico femminile non ha potuto fare a meno di riservargli una calorosa accoglienza. L"attore come sua consuetudine non si è risparmiato, sia nell'incontro con i ragazzi, che negli autografi al bagno di folla che ha accompagnato la sua visita. Raoul Bova però è sbarcato al Festival del cinema per ragazzi per parlare di temi importanti come la pena di morte e la lotta alla droga, temi che sono al centro di due progetti di cui è stato di recente attore e produttore insieme con la moglie Chiara Giordano. Dall"esperimento di "15 secondi”, cortometraggio dove si parla della pena di morte che ogni anno colpisce oltre 200 vittime nel mondo, fino all’ultimo "Sbirri”, progetto inedito della cinematografia italiana dove finzione e realtà si fondono in un lungometraggio dove viene raccontata la vita dei poliziotti in trincea contro gli spacciatori e i giovani consumatori di sostanze stupefacenti. Raoul Bova ha messo faccia, cuore ed anima in queste due storie molto profonde e toccanti che hanno lasciato un segno in quel di Giffoni. Particolarmente sentito è stato il progetto di “Sbirri”, dove l’attore ha voluto sperimentare una formula inedita e soprattutto ha voluto essere presente sul campo durante le operazioni del Nucleo Antidroga della Polizia di Milano. Un film pensato e realizzato per quei ragazzi che quasi senza accorgersene finiscono nelle maglie degli spacciatori, con esiti a volte drammatici. “Credo - ha detto Raoul Bova alla platea - che ai ragazzi di oggi manchino troppo dei punti di riferimenti importanti. La famiglia in primo piano, ma non sono da meno gli ideali. I giovani prima avevano ideali e passioni serie per i quali si battevano e lottavano. Oggi tutto è in caduta libera: la religione, la politica e anche lo sport che una volta era un’ancora di salvezza. I continui casi di doping hanno contribuito a una forte disaffezione”. |
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Dopo aver debuttato in sala nei mesi scorsi, "Sbirri” è sbarcato in DVD, con il miglior auspicio da parte di Raoul Bova che a guardare il film possano essere sia i genitori che i figli. "Il progetto “Sbirri” - continua l'attore - nasce dopo aver visto un documentario bellissimo intitolato “Cocaina”. Un documentario molto forte, andato in onda a notte inoltrata. Lavori di questo tipo meritano miglior rispetto e soprattutto visibilità, anche per valorizzare quei poliziotti che per poco più di mille euro al mese lavorano fino a ventiquattro ore al giorno. In questo periodo sento parlare con insistenza di ronde. Io credo che le nostre forze dell"ordine sappiano fare il loro lavoro benissimo. Più che le ronde preferirei che venissero potenziati uomini e mezzi sia nella Polizia che nei Carabinieri”. Ma è il rapporto tra genitori e figli sul quale il protagonista di “Ultimo” batte maggiormente durante il suo incontro con i ragazzi del Festival. “Potrebbe essere quasi non scandaloso vedere un adolescente attratto dagli aspetti negativi della vita, da richiami illegali. E' a quel punto che deve entrare in gioco la famiglia con una presenza forte e determinata. Il tema di quest"anno a Giffoni è Tabù: ecco io credo che la comunicazione sempre più latente tra ragazzi e adulti sia proprio uno dei tabù dei nostri giorni”. Poi tantissime domande sul Raoul Bova produttore impegnato specie con tematiche sociali. “Sono progetti che realizzo con mia moglie, cercando di portare alla luce storie che trovano poco spazio in televisione o al cinema. Posso assicurare – conclude l’attore – ci sono tanti altri colleghi pronti a dare il loro contributo in operazioni di questo genere. Cerchiamo di fare qualcosa nel nostro piccolo, anche perché non possiamo sempre aspettare che le soluzioni calino dal cielo”. |
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| Da Giffoni: Vincenzo Lombardi |
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