MARIO BIONDI: “IO, LO “STRANO” DELLA MUSICA CHE SI SENTE PROFONDAMENTE ITALIANO”

MARIO BIONDI: “IO, LO “STRANO” DELLA MUSICA CHE SI SENTE PROFONDAMENTE ITALIANO”MARIO BIONDI: “IO, LO “STRANO” DELLA MUSICA CHE SI SENTE PROFONDAMENTE ITALIANO”MARIO BIONDI: “IO, LO “STRANO” DELLA MUSICA CHE SI SENTE PROFONDAMENTE ITALIANO”MARIO BIONDI: “IO, LO “STRANO” DELLA MUSICA CHE SI SENTE PROFONDAMENTE ITALIANO”
566 views

ESCLUSIVA SET
UNA LUNGA CHIACCHIERATA CON IL CANTAUTORE CATANESE, REDUCE DAL SUCCESSO DI “IF” E PRONTO A RIMETTERSI IN VIAGGIO CON IL SUO TOUR “SPAZIO-TEMPO”.
IL 23 LUGLIO APPUNTAMENTO AL BELVEDERE DI SAN LEUCIO A CASERTA.

 

Mario Biondi, è un fuoriclasse nel panorama italiano. Come lui stesso afferma ne fa parte, ma non da fastidio a nessuno, forse perché nessuno riesce ad eguagliarlo nelle capacità  vocali, tipiche di quei suoni oltreoceanici che non rientrano nelle tradizioni del nostro paese. Eppure nelle variegate sfaccettature della musica italiana è forte il timbro della sua voce e della sua arte.

 

Si avverte la sua presenza, quella ventata di nuovo che è stato capace di portare in un ambiente, spesso, tremendamente piatto. Un soul jazz caldo e passionale che lui sa interpretare con personale accento. Sulla scena discografica dal 2006, è ormai una realtà indispensabile. Alla vigilia del tour estivo che riparte in questi giorni e che il 23 luglio farà tappa a Caserta tra le sete di San Luecio, siamo entrati in quello Spazio Tempo per una lunga e piacevolissima intervista. Curiosità da svelare, consigli da chiedere, progetti vecchi e nuovi da raccontare. E’ Mario Biondi (da oltre nove mesi ai vertici della classifiche e degli air play radio con il suo album “IF”) il regalo più bello che potessimo fare ai nostri lettori alla vigilia dell’estate 2010. A lui va il nostro doveroso ringraziamento per aver dedicato parte del suo “spaziotempo” alla nostra testata.

Mario, iniziamo dalla fine. Cosa ne pensi delle scorciatoie che vengono proposte adesso con i diversi format tv?

Sono tendenzialmente altruista – esordisce il cantautore catanese – quindi sono sempre contento per gli altri se riescono a soffrire un po’ meno. Penso sia una fortuna che esistano questi Talent Show, capaci di offrire delle possibilità diverse. Sicuramente è importante che si consideri il Talent Show non come una scorciatoia, non come un arrivo, ma come una partenza”. 

Quindi non fermarsi al Talent Show ma continuare con la formazione artistica, quella seria?

Se uno ha voglia di fare l’artista deve assolutamente continuare, se poi si cercano solo i dieci minuti di gloria televisiva, non serve altro. Francamente ho optato per amare la musica nel bene e nel male. Mi ha fatto vivere talvolta dei momenti molto difficili, mentre adesso sto attraversando una parentesi di grande felicità”.

Hai partecipato come ospite a Sanremo. Quanta importanza credi abbia oggi il Festival nella carriera di un artista?

Mario Biondi

Mario Biondi

Sanremo è una manifestazione nazionale, forse l’ultima rimasta, il dinosauro delle kermesse canore italiane. Ho un grande rispetto per il Festival, proprio per la longevità e la tradizione del programma. Ci sono passati i più grandi artisti italiani dagli anni cinquanta ad oggi. Non so quanto vincere o partecipare possa garantire un avanzamento di carriera però sicuramente ancora oggi è una finestra dalla quale affacciarsi e contattare un grosso pubblico che poi fondamentalmente è il punto di arrivo di ogni artista”.

L’Italia è un paese abituato alla musica pop-commerciale. Che terreno trovano artisti come nel tuo caso con uno stile più soul o che prediligono la musica strumentale a quella accompagnata a voce?

Per fortuna l’Italia brilla sempre per la grande cultura. Letterale, scientifica e anche musicale. Non credo che ci siano dei blocchi da parte del pubblico. Questi discorsi sono stati portati avanti più dalle case discografiche che hanno un po’ monopolizzato le scelte, sia da radio e televisione che passano sempre un certo tipo di musica. Oggi sembra che i canali siano un po’ più aperti e permettono di esprimere ad ognuno la propria individualità e non bisogna necessariamente volgere al commerciale, “spoetizzando” la propria personalità artistico-musicale”.

Il tuo rapporto con la musica napoletana?

Credo che la musica napoletana con la sua cultura sia una delle arti genitrici della nostra musica, la storia, la scoperta della melodia mondiale più che nazionale è strettamente legata al bel canto, alla melodia e alle grandi canzoni napoletane. Non posso fare altro che ammirarne lo stile”.

La tua recente collaborazione con Renato Zero. Com’è stato lavorare al fianco di un maestro della musica italiana?

Renato – spiega Mario Biondi – è un uomo di grande carisma, di grande personalità oltre ad essere una personalità nel mondo della musica. Un artista molto diverso dagli altri, che esula dai cantanti o dai cantautori. E’ stato un grande ispiratore per moltissimi. Ripensando alla napoletana credo che lo stesso Gigi D’Alessio debba tanto a Renato. Il mio incontro con lui è stato molto casuale e simpatico. Eravamo nello stesso studio a registrare e decisi di bussare alla sua porta per un saluto. Lui mi ha accolto col suo solito fare, in modo quasi satirico. Mi disse: “meno male che sei venuto fuori tu in questa nostra musica”. Rimasi letteralmente basito. Sono uno di quelli cresciuto anche con le sue canzoni, nonostante vogliano appiopparmi sempre queste esterofilie, mi considero molto italiano di conseguenza ho attinto moltissimo dalla musica di casa nostra”.

Tra colleghi, quindi, esiste anche stima ed ammirazione reciproca

Certo. Sono stato definito quello che non ha a che fare con la musica italiana, ma sono italiano, sono quello che non vorrebbe o non dovrebbe avere a che fare col mercato italiano, invece poi sono arrivati tre dischi di platino. Il mio essere un personaggio un po’ strano mi permette di integrarmi senza troppe invidie o comunque senza mettersi troppo in competezione con me”.

La musica ormai si reperisce con grande facilità. Questo sminuisce il vostro lavoro o vi basta che la gente vi cerchi, vi scelga e vi ascolti?

Nel corso degli anni la musica oltre ad essere una forma d’arte, un’espressione emozionale di coinvolgimento con le altre persone, è diventata anche una forma di commercio. Dietro un disco ci sono grossi investimenti di conseguenza tantissime persone che mettono a repentaglio la propria vita. I vecchi negozianti sono quasi una razza in via di estinzione, molti di loro mi confessano di progettare la chiusura dei loro esercizi commerciali a causa del dilagare dei grossi megastore. Questa è l’emblematica fotografia della situazione. Non si tratta più della vendita di milioni di dischi come accadeva una volta, ma di qualche migliaio di copie. Il tutto a vantaggio della grossa industria e delle super strutture di vendita. Vorrei far capire ai fruitori di musica che la pirateria, lo sharing su internet, non sono una furbata, ma una sorta di delitto che mette in serie difficoltà il lavoro di tante persone”.

Persone che rischiano di non vivere più?

Su questa cosa sono molto toccato. A volte se ne parla con freddezza o con distacco, ma ci sono delle famiglie in seria difficoltà. Persone che hanno investito decenni della propria vita in un negozio di dischi cercando di essere sempre preparati, attenti a tutto quello che succedeva, che ora fanno i conti in gravissime emergenze”. 

Dopo una vita piena di influenze che ti hanno portato ad essere un “personaggio strano”, qual è il rapporto con l’Italia e con la Sicilia, la tua terra.

Sono profondamente siciliano, profondamente legato alla mia terra anche perché per me è sempre stato impegnativo essere siciliano in quanto ho vissuto tre quarti della mia vita al nord talvolta osteggiato e forse visto come un personaggio invadente e discriminato. Ho coltivato quindi il mio orgoglio di uomo del sud e in particolare d’isolano. Noto ancora oggi molta incoerenza in alcune situazioni sociali e mi chiedo se riusciremo a uscirne da persone civili o se saremo sempre considerati come animali”. 

Hai qualcosa da rimproverare alla tua terra?

Ho da rimproverare il modo come si usa la nostra grande intelligenza. Dovrebbe servire a far scaturire furbizia e non violenza”. 

Veniamo a “IF” è al suo grande successo. Hai fatto nuovamente centro.

Mario Biondi

Mario Biondi

Parlando di “IF” posso dire che si tratta di un disco che mi ha coinvolto molto e mi ha permesso di sperimentarmi nel pieno delle mie facoltà e potenzialità. Mi ha visto protagonista a 360 gradi. Dall’arrangiamento alla composizione, passando per la scrittura dei testi e la produzione. Ho avuto, nella parte scritta la collaborazione di un’americana doc che mi ha permesso di trasmettere perfettamente in inglese quelle che erano le mie intenzioni. Come dimenticare poi le consulenze musicali di Giovanni Manari, Giordano Gambogi e Burt Bacharach. Un’impronta forte è anche quella lasciata da Peppe Vessicchio che è una persona di grande signorilità, passione e di estrema competenza musicale. In questo disco abbiamo speso tutti il massimo delle nostre potenzialità. E’ un momento di grande soddisfazione oltre che professionale anche personale”.

“IF”, il famoso senno di poi. Se tu potessi cambiare qualcosa del tuo passato cosa cambieresti?

Ci sono cose che cambierei, ma senza il bisogno di essere malinconici ed avere dei rimpianti. Se tornassi indietro, preserverei un po’ più la mia salute. Mi sono trovato a fare 3000 km in un giorno, a non dormire, a non mangiare. Una situazione che è andata avanti per lungo tempo. Non mi reputo ancora anziano, ma a 40 anni qualche acciacco lo sento. Il mio sonno non è più quello di una volta e molte cose sono state turbate da uno sforzo superiore alle mie possibilità”.

Sta per partire lo “SpazioTempo Tour 2010” e sarai a Caserta, in quel di San Leucio, il 23 luglio. Ci puoi dare qualche anticipazione dal punto di vista della regia dei concerti e se ci sarà qualche particolarità. Oltre alla tua meravigliosa voce naturalmente…

I concerti – afferma Mario Biondi – sono incentrati sulla presenza dei musicisti. Loro rappresentano il cuore e la parte propulsiva dello spettacolo. Hanno un’importanza massima. Lo spettacolo non è fondato su effetti speciali particolari, su danze, ballerini, grandi scenografie. E’ fondato su un palco diviso in due; una corsia rossa sulla quale cammino e da una fazione di musicisti acustici e dall’altro lato i musicisti elettrici.

Sono due band ognuna con una propria “vita”, una propria struttura. Due batteristi, due bassiti, due pianisti”.

Quindi hai voluto questa divisione tra genere acustico ed lettrico. Una sorta di divisione temporale dagli anni ‘30 ai ‘70 e dai ‘70 ai giorni nostri.

Proprio da questa considerazione è nata l’idea di chiamare il tour “Spazio-Tempo”. Due concetti che finiscono per incontrarsi perché questa corsia che divide i due palchi è solo una linea rossa che viene poi valicata dalla musica perché la musica non può essere ingabbiata, non può essere   fermata è eterea, è volatile. Ad un certo punto dello show questi due gruppi diventano una sola cosa creando un ensamble; batterie, basso, contrabasso, piano elettrico e pianoforte suonano insieme, così come chitarre e fiati fondendo un tempo vecchio con un tempo nuovo”.

Che consiglio daresti ai tanti ragazzi talentuosi che si approcciano a questo mondo?

Da ragazzino mi sono un po’ appassionato a quella che era la visione del nostro mondo occidentale, quella della Magna Grecia per intenderci. Sai l’eterno interrogativo? Meglio essere o apparire? Ho fondato la mia vita sul cercare di essere al meglio e per essere un musicista devi cercare di essere sempre te stesso, studiare e cercare di spendere la tua vita verso l’essere musicista. Se un artista, invece, vuole apparire la sua musica alla fine lascerà il tempo che trova. La cometa è anche affascinante, bella, luminosa e lascia per un po’ una grande scia; ma la cometa ad un certo punto si spegne e prende delle musate assurde

C’è stato un cantante italiano, che disse di voler morire all’apice della sua carriera, credi che sai giusto nei confronti del pubblico riservarsi questo privilegio? Morire artisticamente all’apice della carriera e quindi evitare il declino.

C’è stato un periodo in cui speravo di riuscire a morire nella musica, magari durante un concerto o che so io, morire quando la mia vita aveva più senso. Poi scopri tante altre cose, crei nuove vite intorno alla tua, percepisci che ci sono persone che hanno bisogno di te e della morte proprio non ti interessa. Capisco la visione che se uno deve morire dice almeno lo faccio lasciando un buon sapore, un bel ricordo. E’ molto egoistica come visione, ma la comprendo. Chi non vorrebbe morire da eroe”.

Tags:

One Response to “MARIO BIONDI: “IO, LO “STRANO” DELLA MUSICA CHE SI SENTE PROFONDAMENTE ITALIANO”” Subscribe

  1. Mara Mercanti 6 settembre 2010 at 02:22 #

    Non sarebbe giusto dire che il mio sogno è cantare perchè già lo faccio anche se non canto canzoni create da me,ma amo reinterpretarle.L’affermazione che lui ha voluto e continuato a mantenere un suo modo di essere non la trovo vera dato la sua esagerata somiglianza e la conseguente salita sempre per il motivo di somigliare tremendamente a quel famoso cantante a mericano.Inoltre non vera anche l’affermazione sempre nello stesso contesto dove dice che lui ha scelto l’essere all’apparire.Ha sofferto pur di poter apparire,ha messo a repentaglio la sua vita e l’ha fatto per l’apparire e non per la musica.Il fare musica è ovunque e non è ambire a far parte di riviste,poster,e i mass media.Mario a parer mio ci ha creato una malattia nel voler apparire a tutti i costi e cercare questa famosa conferma,che nella sua vita era diventata quasi una malattia.Quindi Mario ammettere che l’hai fatto per ambedue le cose sarebbe segno di onestà.La vita è preziosa e non và mai messa a repentaglio per il successo commerciale.Un messaggio importante da dare alle nuove risorse come me è dare più importanza alla propria vita,e non ambire per forza allo sfavillante ma molto malato mondo dello spettacolo.AMARE quello che si fà e non cedere a proposte disoneste troppo dispendiose a livello economico dove si verrebbe solo che usati ma pensare bene con che persone si ha a che fare e decidere con cervello e non con fame di notorietà!Rispettarsi!RISPETTARSI!

Leave a Reply

You must be logged in to post a comment.

IL TEPPISMO CHE HA FATTO DA ARTE

Tuttomondo - 1989

Ci troviamo in questo mese a percorrere un piccolo viaggio che ci porta negli Anni Ottanta alla scoperta di una [...]

Gianni Porcaro

Le sue passioni sono la fotografia le luci teatrali. Attualmente sta seguendo uno stage di luminotecnica. Ha fotografato spettacoli ed [...]

UN THRILLER CALCISTICO PER IL NUOVO BESTSELLER DI FALETTI

Il nuovo bestseller di Giorgio Faletti, “Tre atti e due tempi” (Enaudi, pag. 151, € 12), parte dalla città natale [...]

LITTIZZETTO – VALERI: DIALOGO TRA DUE SIGNORINE PERBENE

littizzetto

Luciana Littizzetto e Franca Valeri: due donne separate da generazioni, eppure vicine nella scelta di proporre e conservare un’immagine di [...]

GUIDO TOGNETTI

Guido Tognetti

Un grande ospite direttamente dalle frequenze di “Radio Ti Ricordi”. Un personaggio di primissimo piano del panorama musicale ideatore del grande successo di “Retropalco

ISTRUZIONE, CURE E UN FUTURO DIGNITOSO. GLI OBIETTIVI PER il 2012 DI V.I.D.A.

Si apre un nuovo anno di traguardi da raggiungere per l’associazione di padre Miguel Cavallè. Tanti progetti per aiutare bambini, anziani e disabili dell’India

SCALZI E POVERI: “HAKUNA MATATA!”, SENZA PENSIERI!

LA NOSTRA AVVENTURA IN TERRA AFRICANA AL FIANCO DELL’ASSOCIAZIONE “UNA MANO PER THARAKA” DI GIUSEPPE VALENTE. UN DOCUMENTARIO PER RACCONTARE [...]

Black & White

L’autunno inverno 2011/2012 ha visto una vera è propria consacrazione del bianco e nero che sulle passerelle si è confermato [...]

CAMERA 133

Un gruppo dalle melodie pop con una fortissima influenza rock. Senza dimenticare le sperimentazioni musicali. Perché anche in tempo di crisi è bello sognare…

IN TANZANIA NASCE “SET SOLIDARITY”. IN CAMPO A DIFESA DELL’INFANZIA!

Quando l’aereo inizia a sorvolare l’Africa, i medici casertani dell’associazione “Una mano tesa per Tharaka” si sentono già a casa. [...]

GENITORI E FIGLI: MONDI DIVERSI CHE IMPARANO AD ACCETTARSI “SCIALLA”, DAL CINEMA ALLA LIBRERIA

Un film molto apprezzato dalla critica, un libro per parlare dell’eterno conflitto tra genitori e figli, ma in maniera diversa [...]

MARCO GUACCI

Simpatia, competenza e un amore smisurato per tutto ciò che è musica. Dietro una consolle, davanti un microfono. Intrattenere è [...]