“SUA TELEVISIONITA’” NELL’ARENA DEL GIFFONI
IL MESSAGGIO DI “NONNO PIPPO”:
“QUANDO VEDETE I “TRONISTI”
SPEGNETE LA TV!”
da Giffoni Valle Piana: Vincenzo Lombardi

Nell’edizione di Giffoni dedicata a “I Miti e I Maestri”, non poteva mancare un personaggio dello spettacolo che impersona alla perfezione tale tema. Sua “Televisionità” Pippo Baudo arriva al Festival ed impersona quello che lui stesso definisce un “brillante effetto di trasversalità”. I giovani fanno in fretta a riconoscere in lui un professionista di grande cultura e popolarità. Un personaggio che in tanti anni di carriera non ha mai rifilato “fregature” ma, solo programmi di qualità. Lo circondano d’affetto, riconoscendogli una presenza forte anche nelle nuove generazioni.
“L’etichetta che mi ha sempre accompagnato – esordisce il Pippo nazionale – di fare una televisione “nazional popolare”, devo dire che è quella più consona. Ho sempre fatto programmi che hanno associato l’intrattenimento non noioso con una certa qualità che sinceramente oggi non si vede più”.
Televisione, maledetta televisione. Anche in quel di Giffoni sembra essere diventato lo sport nazionale: parlare male del piccolo schermo.
“Diciamo che sono cambiate molte cose, c’è stata un’evoluzione che non ha portato buoni frutti. Io per esempio sto ancora aspettando la terza generazione. Ho lavorato prima con i Luttazzi, i Chiari, con Totò, con Gasmann. Poi sono arrivati Montesano, Troisi, Verdone, il Trio, Benigni. Ora all’orizzonte ancora non c’è niente di veramente forte. Fiorello è un caso a parte, un pazzo della televisione, non ha una collocazione precisa. Non si può chiuderlo in una definizione. Spero che presto possa emergere un comico rappresentativo, una faccia capace di durare negli anni, non piccoli cabarettisti. I comici sono un bene naturale. Riescono a regalare sorrisi nonostante i tanti problemi che attanagliano la maggior parte dei cittadini.”
La platea dei giovani giurati richiede spazio e microfono, vogliono capire perché la TV di oggi è cosi brutta. Baudo si trasforma in “nonno Pippo” e dispensa consigli ed aneddoti.
“Sono cambiati tempi, meccanismi, personaggi, copioni. Non parlo dei varietà, anche nei quiz c’è stata un’evoluzione. Prima a “Lascia o raddoppia” per vincere cinque milioni di lire bisognava conoscere la vita e le opere di un personaggio, bisognava essere esperti assoluti di una materia, bisognava stupire il pubblico con la propria preparazione. Oggi per vincere il vecchio miliardo di lire basta indovinare il “pacco” giusto.”
Scontatissimo il dibattito sui falsi “miti” della televisione di oggi. Baudo ne approfitta per lanciare un consiglio alle nuove generazioni.
“Con tutti gli sforzi possibili, ancora non ho capito a cosa servono i “tronisti”. Chi sono, cosa fanno. Perché devono rovinare i nostri giovani? La maggior parte della gente se ne frega di questi personaggi vuoti ed inutili. Però ci sono tanti ragazzi fragili psicologicamente che vengono colpiti da tali esempi. Bisogna voltare le spalle, chiudere la porta in faccia a questi profeti del nulla. Se continuano a fare ascolti non spariranno mai, è la legge della televisione.”
Poi i ragazzi iniziano a scherzare con il tema del Giffoni: ma Pippo Baudo si sente mito, maestro ed entrambi?
“Per carità – chiosa il settantaduenne presentatore – non sono niente di questo. Mi ritengo ancora un discepolo. Il mito è una cosa che si perde nel tempo, nella memoria. A me piace, invece, il ruolo del contemporaneo che ha ancora tanti stimoli, ancora tanta voglia di sperimentare. Non ho alcuna voglia di sedermi sulla mia carriera, su quelli che sono stati i miei successi. Quando un artista perde gli stimoli arriva inevitabile la crisi creativa. Mi piace ancora fare una televisione “curiosa”, che lasci un ricordo una volta terminato lo spettacolo.”
Se la televisione è stato il tema dominante dell’incontro, il cinema non è stato certo messo da parte. “Sono un grande appassionato di cinema. Uno spettatore incallito, specie di queste nuove leve del cinema italiano che stanno dando tanto lustro e successo. Il cinema è difficilissimo. E’ un contenitore freddo, non c’è il rapporto diretto con il pubblico. Tutto il peso è scaricato sulla bravura degli attori che hanno il compito di scaldare gli animi. Nel cinema c’è bisogno davvero di una faccia che sappia bucare lo schermo, che sappia dare emozione ad uno sguardo o gesto”.