DE SICA E AVATI CHIUDONO IL “GIFFONI” DEI RECORD TRA PREMI E POLEMICHE

DE SICA E AVATI CHIUDONO IL “GIFFONI” DEI RECORD TRA PREMI E POLEMICHEDE SICA E AVATI CHIUDONO IL “GIFFONI” DEI RECORD TRA PREMI E POLEMICHEDE SICA E AVATI CHIUDONO IL “GIFFONI” DEI RECORD TRA PREMI E POLEMICHE
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ULTIMO ATTO PER IL “GIFFONI EXPERIENCE”. VINCONO I TEMI FORTI: LA DIFFICOLTA’ DI COMUNICARE TRA GENERAZIONI E LA MALATTIA. UN’EDIZIONE DAI GRANDI NUMERI CHIUSA DA PUPI AVATI E CHRISTIAN DE SICA. L’ATTORE ACCOLTO IN MANIERA TRIONFALE, IL REGISTA ANCORA “AMARO” VERSO IL FESTIVAL DI VENEZIA

I primi tre minuti in anteprima mondiale di “Dylan Dog”, l’assegnazione degli “Award” ai film vincitori, Pupi Avati e Christian De Sica che fanno calare il sipario su un’edizione che resterà nella storia del “Giffoni”: quella del quarantennale. Il Festival saluta i suoi tremila giurati e le oltre centocinquantamila presenze di pubblico che si sono registrate in quattordici giorni tra proiezioni, incontri, dibattiti e concerti. 162 film programmati, 45 conferenze stampa, undici anteprime presentate dalle major oltre settantamila foto scattate ogni giorno che hanno fatto il giro del mondo sfruttando, tra l’altro, il boom dei social network. Durante la parentesi festivaliera, il Giffoni, è balzato al decimo posto (primo in Italia) per numero di fans su facebook tra gli eventi cinematografici mondiali. Un film dagli accenti forti “Blessed” della regista australiana Ana Kokkinos, si è aggiudicato il “Grifone d’Oro” nella categoria dei ragazzi più grandi della giuria “Generator +16”. Una delle pellicole più difficili e dure presentati quest’anno alla Cittadella del Cinema. Il film narra la storia di sette ragazzi che vagano giorno e notte in un’odissea urbana con relative famiglie perse e indifese. La difficoltà di comunicazione fra le generazioni esplode in questa pellicola australiana che entra nella vita dei giovani protagonisti, portando alla luce un mondo interiore, imprevedibile e a tratti scioccante. In una fase successiva le stesse vicende vengono invece ripresentate e riscoperte attraverso il punto di vista delle loro madri.

Un'amicizia che si rinnova: Claudio Gubitosi e Christian De Sica

Nella sezione “Generator + 13” vince “Oscar and the lady in pink” co-produzione Francia – Belgio – Canada diretta da Eric-Emmanuel Schmitt. Il film tratto dall’omonimo best seller, tradotto in oltre 40 lingue, tratta con coraggio anche un tema ancora tabù, quello della malattia di un bambino. Il protagonista e’ un bambino di 10 anni, degente in ospedale. Il racconto, arrivato al cuore dei ragazzi, mostra come la fantasia possa far superare anche un momento difficile. Altri “Oscar del Giffoni” a due pellicole tedesche: “The Crocodiles Strike Back” di Christian Ditter e “Here Comes Lola!” di Franziska. Ciliegina sulla torta dell’ultima giornata sono state le prime immagini di Dylan Dog, l’attesissimo film sull’indagatore dell’incubo creato dal nostro Tiziano Sclavi che arriverà nelle sale a novembre 2011. Sala blindata e accorgimenti anti pirateria per il film diretto da Kevin Munroe e interpretato da Brandon Rout. Non si tratta di un ‘adattamento cinematografico di una storia tratta dai fumetti della Bonelli editore ma narra di un Dylan Dog disincantato che, stanco di passare le giornate tra demoni e zombie, decide di ritirarsi a vita privata. Sarà costretto, però, a tornare in azione per decifrare le iscrizioni ritrovate su un manufatto antico che pare abbia il potere di annientare l’umanità.

Pupi Avati, dopo le polemiche con Venezia, l'abbraccio di Giffoni (Getty Images)

Si chiude con gli ultimi abbracci riservati a due grandi personaggi del nostro cinema. Pupi Avati alleggerisce in parte la delusione per la mancata presenza in concorso alla prossima Mostra di Venezia parlando con i ragazzi di “Una sconfinata giovinezza” il bellissimo film interpretato da Fabrizio Bentivoglio e Francesca Neri. Un’esclusione che sta facendo discutere negli ambienti cinematografici e non solo. Pupi Avati propria non la mandata giù, visto che proprio a Venezia ha vissuto tanti momenti importanti della sua carriera, non ultimo “Il Papà di Giovanna” nel 2008 che valse il Leone d’Oro a Silvio Orlando. “Mi sono sentito tradito, non solo ma sono stato tradito da persone amiche. Ma – ha affermato Pupi Avati – il tradimento, si sa, fa parte del gioco dell’amicizia e lo ho incassato. Sono 42 anni che faccio cinema e non credo assolutamente di aver frainteso, sono stato accettato e poi mi hanno voltato le spalle. Il film uscirà nelle sale ad ottobre distribuito da Rai Cinema e nonostante Venezia, credo che avrà successo e piacerà al pubblico. Il film segue la storia di una coppia senza figli, e racconta della regressione, dell’alzheimer, una spaventosa e affascinante malattia, che fa tornare indietro. Quando la moglie comincia a capire da alcuni segnali che il marito ha vuoti di memoria comincia a preoccuparsi e, con discrezione, lo fa visitare. L’Alzheimer comincia ad avanzare, lui va indietro, regredisce e lei, al posto del marito, ritrova quel figlio che non ha mai avuto. Ecco – ha concluso Pupi Avati – questo è il film che non ha voluto Venezia”. Per il regista bolognese l’affetto di Giffoni e la soddisfazione per i tanti premi ricevuti in questo periodo da Christian De Sica da lui diretto ne “Il Figlio più piccolo”. L’attore romano ha simbolicamente chiuso il Festival con la sua consueta simpatia e cordialità rimarcando le sue origini salernitane. “I miei nonni erano proprio di Giffoni Valle Piana, mentre mio zio Ottavio, personaggio molto eccentrico e vanitoso, era di Salerno. C’è anche una strada a lui dedicata essendo stato tra i fondatori del quotidianoIl Mattinoe soprattutto del famoso teatro “Verdi”, uno dei simboli della città”. Attore tra i più dotati ed amati vive le stagioni perennemente in copertina. Quella appena conclusa è stata molto particolare per la sua carriera. Ai classici successi commerciali del cine-panettone, ha aggiunto il sogno di una vita: interpretare un ruolo drammatico. Opportunità offerta proprio da Avati. “Pupi – ha dichiarato De Sica – ha avuto grande coraggio. Il successo popolare ti chiude le porte ai ruoli più impegnati. E’ una legge spietata che tanti hanno pagato sulla propria pelle. Io, invece, sono stato fortunato e spero che presto possano giungere altre proposte d’autore e che i registi capiscono che non sono solo un “comicarolo”. Lavorare con Pupi Avati è stato un momento fondamentale a livello artistico e professionale. Lui ha un’ipersensibilità rara. E’ uno dei pochi registi capace di insegnare qualcosa agli attori, non solo di dirigerli. Mi ricorda molto mio padre e Luchino Visconti”.

Christian arriva in Cittadella in bicicletta (Getty Images)

Poi un breve excursus sui progetti della nuova stagione ancora all’insegna della commedia comica che punta a forti incassi di botteghino. “Abbiamo appena finito di girareAmici Miei – come tutto ebbe inizio”, film in costume ambientato nel Quattrocento. Una scatenata banda di toscana capitanata da Neri Parenti. Solo io e Michele Placido eravamo gli “stranieri” del set. A fine settembre si parte per il SudAfrica per il classico appuntamento del cinepanettone. Tanti volti nuovi quest’anno: Giorgio Panariello, Max Tortora che fa mio fratello e Belen Rodriguez con la quale ormai c’è un certo affiatamento. E’ una brava ragazza, credetemi. Ha voglia di imparare e lavorare sodo. Mi è tanto dispiaciuta questa storia della cocaina riportata dai giornali. Deve stare attenta, il successo non ti perdona il minimo sbaglio. Non si può bruciare una carriera a causa di queste cose che io non comprendo assolutamente. Appartengo a un’altra generazione, quella dell’Alka Seltzer”. Prima della raffica di domande dei ragazzi e degli autografi sul red carpet, il figlio del grande Vittorio non ha fatto mancare il suo ricordo alla sceneggiatrice Suso Cecchi D’Amico recentemente scomparsa. “Con Cesare Zavattini, Bernardino Zapponi, Benvenuti e De Bernardi è stata una colonna del cinema. Di sceneggiatori ce ne sono sempre meno, non si vede un ricambio generazionale adeguato. Leggo tanti copioni, ma le idee e le innovazioni sono davvero poche. Suso Cecchi D’Amico ha saputo sceneggiare un cinema che ci ha fatto amare quest’arte meravigliosa”.

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