ARRIVA SAMUEL L. JACKSON, GIFFONI DIVENTA “PULP”

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GEORGE LUCAS, SPIKE LEE, QUENTIN TARANTINO. TRE NOMI PER SINTETIZZARE UNA STRAORDINARIA CARRIERA FATTA DI TANTO CINEMA, MA ANCHE TEATRO E UN AMORE SMISURATO PER IL GOLF. ANCORA OGGI, SUPERATI I SESSANTA, UNO DEGLI ATTORI PIU’ AMATI DAI GIOVANI

L’uomo da ottanta milioni di dollari (incassati con le partecipazioni in 68 film) si è presentato in bermuda e panama, abbigliamento non inusuale in un Festival che da sempre bada più alla sostanza che alla forma. Samuel L. Jackson è l’ultimo degli ospiti internazionali di un Giffoni con numeri record. L’evento si avvia al suo atto conclusivo, ma alla Cittadella è ancora tanta la voglia di cinema, lezioni e dibattiti. Con Mr. Jackson ogni desiderio è appagato e non potrebbe essere altrimenti vista la storia del sessantenne di Washington. Un attore che si è formato principalmente sulle tavole teatrali, una passione che ancora oggi è tra i suoi principali interessi, nonostante una mole di lavoro cinematografica con pochi eguali. Solo nella prossima stagione il suo nome comparirà in ben dieci film.

Con il direttore Claudio Gubitosi

Un veterano che può vantare un grande feeling con la platea dei ragazzi grazie anche alle collaborazioni con George Lucas, Spike Lee, Quentin Tarantino e soprattutto a titoli come “Pulp Fiction”, “Die Hard”, “Jurrasic Park”, “Jackie Brown”, “Bastardi senza gloria”, “Kill Bill” e tanti altri. Di recente lo abbiamo visto in “Iron Man 2”, che ha rinsaldato il suo rapporto con il genere fantasy, spesso legato al mondo dei supereroi. “I film che portano i personaggi dei fumetti sul grande schermo – ha detto Samuel L. Jackson – sono per forza di cose produzioni di alta qualità e per un attore è sempre un piacere lavorare in circostanze simili. In giro non è che ci sia grande qualità. Il pubblico, poi, accoglie sempre con piacere i comics in versione celluloide. Si potrebbe fare una lista lunghissima. Per quanto mi riguarda posso dire che non prenderò parte al prossimo “Iron Man”, ma sono sicuro che sarà un film di qualità”. La visita al Festival ha posto più volte l’accento sul suo fermo sostenimento al cinema indipendente e sui nuovi talenti. “I giovani – ha rimarcato l’attore americano – sono gli occhi puri del nostro mondo. Finalmente si sta capendo che bisogna dare delle opportunità ai ragazzi. Mi hanno detto che anche al vostro prossimo Festival di Venezia ci saranno opere di giovani registi. E’ un cambiamento, un passo importante. Il cinema indipendente continua a versare in una situazione di grande difficoltà. In pochi sono disponibili a concedere fiducia a progetti non commerciali. Il cinema si rivolge ai ragazzi, ma alla fine sempre con gli stessi prodotti, non proponendo mai storie mature o di difficoltà sociali. I giovani sono un piatto appetitoso, ma nessuno vuol dare loro delle novità. Ci avete fatto caso? Ormai sul grande schermo si vedono solo vampiri…”.

Mr. Jackson in pieno stile Giffoni: bermuda e panama

Le domande si fanno incalzanti e qualcuno chiede se con ben dieci film in uscita si possa trovare anche il tempo di portare al termine un vecchio progetto teatrale su Martin Luther King. “I tanti impegni sul set mi impediscono di dare conferme in merito, ma si tratta di un copione che non voglio assolutamente abbandonare. Lo spettacolo si chiamaLa cima della montagnae racconta dell’ultima notte di vita di Luther King. Un ruolo che mi interessa tantissimo e farò il possibile per interpretarlo”. Dai progetti futuri all’impatto con il Giffoni il passo è breve. Jackson si è subito trovato a proprio agio, quasi un turista che ammira una bella realtà. Proprio lui che il “ruolo” del turista in Campania lo ha interpretato più volte. “Con mia moglie non manca mai una bella vacanza a Capri, la località della vostra Regione che conosco meglio. Ci vengo sempre e soltanto d’inverno quando l’isola è totalmente diversa da come appare in questo periodo. Sembra di stare in un altro posto, davvero incantevole. La cosa più difficile che ho trovato nella vostra regione? Mangiare male. E’ praticamente impossibile. Tutto squisito”.  La filmografia “pazzesca” dell’attore statunitense fa immediatamente pensare a confronti e paragoni tra due dei più grandi registi con i quali Samuel ha lavorato: Spike Lee e Quentin Tarantino. “Non si possono esprimere preferenze e, non è una frase fatta. Hanno segnato entrambi profondamente la mia vita e la mia carriera. Con Spike ho vinto un premio a Cannes, con Quentin in “Pulp Fiction” ho potuto ampliare le mie capacità recitative. Certe volte mi sembrava di fare i monologhi  classici del teatro. Credo che stabilire un rapporto di rispetto e professionalità tra attore e regista possa portare vantaggi ed insegnamenti ad entrambi. Penso che anche quello sia un atto d’amore, come il tema di Giffoni quest’anno. Poi c’è l’amore inteso nel suo significato più tradizionale. L’amore per la famiglia è al primo posto. Sono sposato da quarant’anni e non c’è cosa più importante nella mia vita. A parte il golf…”. Se c’è una cosa sulla quale sono tutti d’accordo è la crescita, nell’ultimo ventennio, del cinema afro-americano ad Hollywood. Un’evoluzione pienamente condivisa da Jackson. “La strada è stata lunghissima e piena di difficoltà. Eravamo dei semplici “accessori”, al massimo ci davano la parte dei cattivi. Siamo cresciuti, sono arrivati Denzel Washington, Morgan Freeman e forse anche il sottoscritto. Siamo diventati influenti. Anche grazie ai consensi e ai favori del pubblico”.

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