SANREMO S’E’ DESTA! LE CANZONI UNISCONO L’ITALIA ALLA TV.

SANREMO S’E’ DESTA! LE CANZONI UNISCONO L’ITALIA ALLA TV.SANREMO S’E’ DESTA! LE CANZONI UNISCONO L’ITALIA ALLA TV.SANREMO S’E’ DESTA! LE CANZONI UNISCONO L’ITALIA ALLA TV.
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I l Festival della Canzone Italiana, a volte, somiglia alle elezioni politiche. Vincono tutti. Tutti sono contenti, tutti vedono il bicchiere mezzo pieno e uno stralcio di motivazione positiva a chiusura della kermesse. Il Sanremo dello “stiamo uniti” va in archivio con risultati di qualità, in proporzione a quanto offriva la piazza. Il podio è un pugno nell’occhio immediato. Vecchioni, Emma/Modà e Albano, succedono a Scanu, Pupo & Il Principe, Mengoni. Bastano i nomi per capire la piccola rivoluzione compiuta all’Ariston. La musica ha fatto il resto. Hanno vinto in parecchi, anche non brillando dal punto di vista strutturale. Sono però Gianni Morandientrati nel cuore del pubblico e per un evento mediatico come il Festival va bene così. Promosso Gianni Morandi, l’eterno ragazzo, antidivo per eccellenza. Le lacune della diretta sono incalcolabili. Impacciato e con un vocabolario ridotto, peggio di Antonella Clerici (e ce ne vuole!), ha svolto sul palco la funzione del coordinatore più del conduttore. E’ il monumento della popolarità per eccellenza. Senza guardie del corpo, puntuale nella sua corsa mattutina sulla neonata pista ciclabile di Sanremo, ha alloggiato in un tre stelle a due passi dal teatro, si è concesso senza risparmio al suo infinito pubblico. Si è calato in un ruolo che non gli appartiene (anche se non era la prima volta davanti alle telecamere dopo i lusinghieri risultati degli show Rai), ha tentato di evitare danni maggiori ai poco oliati meccanismi del palco, ha soprattutto vinto nel ruolo di organizzatore. Gianni Morandi ha rappresentato la garanzia per artisti e case discografiche. Una sorta di fidejussione bancaria. “Al Festival vado perché c’è Morandi!”, hanno ripetuto tanti protagonisti del carrozzone. Un tributo unanime arrivato in primis proprio dai cantanti che hanno composto la “squadra” del Festival. Sei mesi di lavoro ben ripagati dai risultati d’ascolto e dalla positiva accoglienza che il pubblico ha riservato alle canzoni che, non dimentichiamolo, sarebbero (sono) le vere protagoniste dello show. Un’attenzione maniacale quella che Gianni Morandi ha voluto imprimere al “suo” Festival. Ha dispensato consigli ai “colleghi”, ai musicisti, ai tecnici, ha Belen Rodriguezcreduto in certe proposte d’autore, ha abbattuto una torre d’avorio che da tempo scollegava Sanremo da un certo tipo di musica. Davanti a Monica Bellucci gli è partita la brocca, ma aver fortemente voluto Luca e Paolo all’Ariston gli vale come compensazione ai tanti strafalcioni (“come si dice in inglese Taxi Driver?”). Perfettamente a suo agio nei momenti musicali (l’inedito “Rinascimento” degli eterni amici Gianni Bella – Mogol, cantato nella serata dell’Unità d’Italia e il duetto con Massimo Ranieri), non è riuscito ad imprimere una presenza scenica forte, ma grazie alla sua simpatia si è sempre risollevato. E’ stato al gioco delle prese in giro delle “Iene” e la cosa lo ha notevolmente aiutato. L’Italia del Festival s’è desta e, volenti o nolenti, il merito è dell’eterno ragazzo che insieme a Gianmarco Mazzi (e alla regia occulta di Lucio Presta), si è tenuto sulle spalle tutto il peso di una settimana di televisione ad alto condensato di responsabilità e tensione. Molti ad essere promossi tra le voci di questo Sanremo. Il prof. Vecchioni ha messo d’accordo l’Italia intera. Nell’anno del 150° non è poco. Il suo grido di poetica speranza ha unito il pubblico in maniera trasversale. Le donne che lo amano da sempre, la critica abituata maggiormente alle sue apparizioni al “Premio Tenco”, il popolo che affolla le piazze in questo periodo di forti contrasti e, soprattutto, i giovani. Sì, i ragazzi, gli studenti che “difendono un libro vero” come canta in “Chiamami ancora amore”. Il popolo del web e degli sms, quest’anno ha votato compatto per il professore, quasi a volerlo eleggere a nuova voce di un movimento che aspetta la “maledetta notte che dovrà finire”. Vincono Emma e i Modà, senza “se” e senza “ma”. Assomigliano tanto ai Negramaro, ma stavolta non c’entrano raccomandazioni, call center, amici di Maria e fattori “X”. Per la band “allargata” di Kekko Silvestre questo Festival ha rappresentato una conferma più che una rivelazione. La bionda vincitrice dell’Accademia Mediaset aveva già dimostrato il suo valore con il primo album e il tour estivo. Il gruppo è finalmente uscito dagli schemi dei “singoli per le radio” e dopo una gavetta piena di dossi è pronto ad affermarsi definitivamente. Le prime stime di vendita dell’album “Viva i Romantici” lasciano intravedere un radioso futuro. Permetteteci di dire che in questo Festival ha vinto anche Al Bano (altro personaggio molto amato dai giovani, ma questo dato non viene mai fuori), simbolo per eccellenza di Sanremo. Il palco dell’Ariston è come un pezzo di oliveto della sua Cellino San Marco: un luogo senza segreti. “Amanda è libera” ha la forza vocale di sempre. Stavolta, però, non si canta “il bicchiere di vino con un panino”, ma un tema di grande impatto sociale. Anche lui sempre pronto a mettersi in gioco, anche lui puntualmente premiato dal voto del popolo. Intenso e struggente il duetto di Michele Placido che ha dato un aiuto importante al destino della canzone. Eterno leone che dovrebbe, oramai, essere valorizzato più per la carriera musicale che per aver sposato (purtroppo) la Lecciso. Nelle radio ha già vinto Max Pezzali, sin dal primo giorno. “Il mio secondo tempo” è su tutte le frequenze per la gioia di papà Cecchetto. Il ritornello è tra i più orecchiabili (con quello di Luca Barbarossa), ottimistico e si ricorda facilmente. Il classico motivetto che mette d’accordo tutti: i fan di Pezzali e gli orfani degli 883. Un applauso in più per aver accettato Elisabetta Canalisuna sfida non facile. Ha vinto Davide Van De Sfroos, che ha sdoganato un lavoro di anni, facendosi conoscere alla grande platea. L’etichetta di “cantautore della Lega”, proprio non si può sentire. Il dialetto appartiene a tutti, non solo a quelli del Carroccio. Ha vinto Tricarico con la sua filastrocca che ben si è inserita nel clima risorgimentale del Festival. Una pennellata di Tricolore che ha risvegliato quel sentimento nazional-popolare orfano de “L’Italiano” di Cotugno. Poteva stravincere il Maestro Franco Battiato, ma ha scelto la strada della “minimum – tax”. Ha esaltato il brano di Luca Madonia, ma alla fine è apparso lui il vero “Alieno” a Sanremo. Hanno vinto e convinto La Crus e Raphael Gualazzi, fotografie luminose della kermesse. Mauro Giovanardi ci ha regalato un pezzo meraviglioso, raffinato ed elegante. Interpretazione impeccabile tra musiche anni ’60 ed Ennio Morricone. Per il pianista di Urbino, forse, è stata troppo stretta la competizione tra i “Giovani”. Resta comunque un modo per far conoscere al pubblico e al mercato un vero talento. Caterina Caselli ha fatto di nuovo centro e di certo non è un caso. Evidentemente in casa Sugar sanno ascoltare una demo, riconoscerne la stoffa e non guardare solo ai bilanci o al mercato dei talent. Tutti promossi? La legge dei grandi numeri prevede sempre qualche bocciatura, o, almeno, un credito formativo (come si chiamano ora). Dei super ospiti stranieri se ne potrebbe davvero fare a meno. Qualcuno dice che portano visibilità. Ma di cosa? A chi? Tra Andy Garcia, Robert De Niro e i Take That, scegliamo tutta la vita Morandi e Ranieri che cantano “La Fisarmonica” e “Se bruciasse la città”. Segno negativo anche per la regia di Duccio Forzano con tante pecche nell’illustrazione, poche inquadrature e microfoni perennemente aperti dietro le quinte. Molto scarno anche il contributo della vasta squadra di autori, quasi tutti della scuderia Lucio Presta (Moccia, preparare un’intervista a De Niro non è come scrivere i dialoghi di “Tre metri sopra il cielo”…), e soprattutto Sanremo indigesto per Elisabetta Canalis. Non ne ha azzeccata una, sarà difficile fare peggio. Per Belen, invece, una scommessa vinta senza un filo di emozione. Per lei si aprono le porte di un nuovo show in Rai. Sanremo è stato un trionfo. A prescindere.

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